21 novembre 1943 – Prima azione partigiana su Monte Morello

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21 novembre 1943 – Prima azione partigiana su Monte Morello

L’8 settembre 1943 rappresentò uno spartiacque importante per molti giovani sestesi. Per i renitenti alla leva, per gli ex prigionieri di guerra, ma anche per molti operai arrivò il momento della scelta. Consegnarsi ai tedeschi, che rapidamente stavano occupando la penisola, o unirsi a quegli antifascisti, spesso ex detenuti politici che la scelta della lotta armata già l’avevano fatta?

Per molti non ci furono dubbi, la strada giusta portava verso la montagna e alla lotta armata al nazi-fascismo. Il borgo di Querceto, difficilmente raggiungibile e abitato da gente fidata, rappresentò il primo centro di smistamento.

I primi ad organizzarsi furono i comunisti che già avevano alle spalle anni di lotta clandestina. Sotto la guida di Giulio Bruschi (Berto), Rolando Gelli (Mangia) e Olinto Ceccuti (Cecco) i primi partigiani, appoggiati da gran parte della popolazione sestese, posero il campo base presso la casa colonica della Cipressa per spostarsi poi sul Monte Morello.

In città la componente democristiana del CLN, costituita da Fosco Fantechi e Alberto Giachetti, si adoperò, per tutto il periodo della Resistenza, al rifornimento di indumenti e coperte. Preziosi furono al riguardo i collegamenti con le organizzazioni cattoliche.

La componente socialista, guidata da Arduino Saccenti e Annibale Frilli si occupò invece delle derrate alimentari. In tal senso fondamentale fu il ruolo di Guido Presciani che, in collegamento con Umberto Conti, lavoratore del mulino Biondi, riuscì a sottrarre segretamente notevoli quantità di farina necessaria a sfamare i gruppi di combattenti.

Agli stessi partigiani toccò invece l’arduo compito di procurarsi le armi. La prima azione del gruppo ebbe proprio questo obiettivo. Il 21 novembre 1943, in prossimità di Baroncoli i giovani ed inesperti antifascisti fermarono un sidecar con a bordo un ufficiale della milizia e un medico. L’intento era di disarmare il tenente della Guardia Nazionale Fascista, ma questi, sfruttando un momento di indecisione, sparò e uccise Siro Romanelli, partigiano da cui, successivamente, la formazione prese il nome.

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