6 agosto 1922 – Cade il Comune socialista

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Sesto com'era

Al termine della Prima Guerra Mondiale l’insoddisfazione delle classi popolari, cui erano state vanamente promesse terre da coltivare, fu cavalcata dai fasci di combattimento che, durante il biennio rosso (19-20), trovarono sostegno anche nel grande capitalismo preoccupato della deriva bolscevica che stava intraprendendo la società italiana.

A Sesto, in virtù anche della più che ventennale positiva esperienza di governo socialista, i seguaci di Benito Mussolini non trovarono terreno fertile, ma nel 1921 iniziarono a maturare le condizioni per dare una spallata anche al feudo rosso.

Non potendo contare su un numero consistente di adepti locali, il 18 maggio fu un camion di squadristi provenienti da Prato a seminare il terrore per le vie di Sesto. Giunti Sulla Strada all’imbrunire, i fascisti iniziarono a sparare sulla folla di operai usciti dalle fabbriche provocando la morte di uno di loro. Da allora fu un susseguirsi di azioni che portarono anche alla devastazione della lapide posta a memoria delle vittime dei moti per il pane del 5 maggio 1898. In un estremo tentativo di pacificazione il 3 agosto 1922 le cooperative socialiste, sempre più in difficoltà, cedettero alla cooperativa Edilizia Vittorio Veneto una parte dei loro terreni. La cooperativa era stata costituita dall’Opera Nazionale Combattenti che a Sesto, forse più che da altre parti, spalleggiò fin dall’inizio il partito fascista. Il tentativo di pacificazione, oltre che disperato, fu inutile. Ormai anche l’esperienza del Comune socialista era giunta al termine. L’ultimo verbale della giunta comunale, riunita sotto la presidenza del sindaco Annibale Frilli reca infatti la data del 6 agosto 1922.

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