Baby calciatori: tra diritto di cronaca, emozioni e doveri del giornalista

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Trattando la cronaca locale del paese in cui vivo e in cui sono cresciuto era impensabile non imbattersi, prima o poi, in notizie dolorose che, tra un pensiero al diritto di cronaca e ai doveri di un giornalista, avrebbero impattato con la mia sfera emotiva.

E’ già capitato più di una volta in questi tre anni circa di attività e giovedì mattina è tornato a succedere nel momento in cui le agenzie hanno iniziato a divulgare le notizie relative alla presunta tratta dei baby giocatori africani. Questione che vede coinvolto anche il presidente della Sestese.

La Sestese è un pezzo importante della storia del nostro paese, lo abbiamo raccontato su Tutto Sesto solo pochi giorni fa, ma ora ci viene palesata un’ipotesi di realtà a tinte fosche. Cosa deve fare il giornalista?

La Sestese è anche un pezzo di storia personale: ho cominciato a correre e calciare su quei campi; su quei campi ho vissuto emozioni belle e difficili da raccontare; ancora fino a qualche giorno fa ho portato su quei campi la mia esperienza professionale, ma…esiste il dovere di cronaca e allora come comportarsi?

Ho ritenuto che la cosa più rispettosa per tutti fosse quella di svolgere, al meglio delle capacità, la mia professione riportando le notizie (sarebbe stato grave non farlo) attenendomi ai fatti noti evitando giudizi sommari. Poco conta se in cuor mio mantengo la speranza che le accuse siano infondate. Eppure, continuo ad augurarmelo per tutti i protagonisti della vicenda, i ragazzi coinvolti prima di tutti.

Sarà la magistratura a chiarire i contorni della questione e a prendere i giusti provvedimenti. Nel frattempo, in attesa di un comunicato ufficiale della Sestese, noi continueremo a raccontare i fatti e a invitare i nostri lettori a commentare, ma anche a evitare giudizi categorici e trancianti. Troppe volte è successo che l’immagine di una persona o di una Società siano state distrutte da accuse poi rivelatesi infondate.

 

STEFANO NICCOLI

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