Imprecisioni tecniche: Toscana Aeroporti scrive una lettera alla Cgil Toscana

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Pochi giorni fa la Cgil Toscana si è dichiarata contraria al Masterplan dell’aeroporto di Peretola. Attraverso una lettera, adesso è il consiglio d’amministrazione di Toscana Aeroporti, società che gestisce gli scali di Firenze e Pisa, a rispondere alla segreteria regionale della Cgil:

“Gentile Direttore,
pur non volendo entrare in argomentazioni di tipo politico che non ci riguardano, Toscana Aeroporti sente la necessità di smentire alcune imprecisioni di natura tecnica, queste sì di nostra competenza, che la Segreteria Regionale Cgil ha enunciato a sostegno delle proprie dichiarazioni contrarie alla nuova pista dell’aeroporto di Firenze.

  1. Secondo Cgil “il progetto presentato, su cui ben sette amministrazioni hanno fatto ricorso contro il decreto VIA, apre moltissime criticità”.

Occorre innanzitutto precisare che il progetto, ad oggi, è stato valutato in tutti i suoi ambiti ed ha ricevuto l’approvazione in linea tecnica di Enac, unico soggetto preposto a farlo per legge, l’approvazione della Valutazione di Impatto Ambientale tramite decreto interministeriale del Ministero dell’Ambiente e dei Beni Cultural, ed è attualmente in conferenza dei servizi per ottenerne la conformità urbanistica.

Inoltre, le criticità elencate da Cgil sarebbero:

  1. “Interruzione del collegamento diretto Sesto-Osmannoro”: FALSO. Il progetto non prevede nessuna interruzione, il collegamento rimarrà aperto subendo solo un allungamento nel percorso.
  2. “Pregiudizio sullo sviluppo del polo scientifico”: FALSO. Il progetto non genera alcun vincolo allo sviluppo del Polo Scientifico, tanto è vero che la stessa Università di Firenze ha espresso parere favorevole in sede di Conferenza dei Servizi.
  3. “Messa in discussione del Parco della Piana”. FALSO. Il progetto occuperà 145 ettari, ulteriori rispetto ad oggi, su un totale di 7 mila ettari di Parco della Piana. Gli oltre 60 milioni di Euro previsti per le opere di compensazione ambientale (piantumazioni, piste ciclabili, oasi, parco periurbano) consentiranno, finalmente, la realizzazione del Parco, oggi più simile ad una discarica, a carico di Toscana Aeroporti.
  4. “Mantenimento della vocazione produttiva manifatturiera dell’Osmannoro”. In questo caso riteniamo che la Cgil stia in realtà sostenendo il nostro progetto. Ci chiediamo infatti quale migliore infrastruttura costituisca un volano fondamentale di sviluppo per un settore manifatturiero così rivolto all’export, se non un aeroporto?

Cgil avrebbe inoltre affermato che sarebbe “sbagliato prevedere e dimensionare la pista solo in funzione della crescita esponenziale e smodata del turismo su Firenze”. Anche in questo caso l’affermazione ci sembra totalmente priva di un fondamento tecnico.

Il progetto di rotazione della pista di Firenze, la cui evoluzione dura da oltre 70 anni, si basa su due elementi fondamentali:

  1. La riduzione dell’impatto acustico sui residenti, che con la nuova pista passerebbe da circa 1.100  abitanti esposti impatto acustico superiore ai 65 decibel (su circa 18.000 residenti interessati da sorvoli in alta quota nei comuni e quartieri limitrofi) ai circa 70 esposti a rumore superiore ai 65 decibel (su circa 7.000 interessati dai sorvoli in alta quota). Tale riduzione, possibile unicamente con la rotazione della pista, è stata certificata dal Decreto V.I.A. approvato dal Ministero dell’Ambiente.
  2. Garantire alle compagnie aeree l’adeguata regolarità operativa oggi gravemente limitata dalla combinazione dell’orientamento e lunghezza disponibile della pista, degli ostacoli aerei (Monte Morello, centro abitato) e dei venti predominati.

Il nuovo orientamento consentirebbe un azzeramento dei voli dirottati o cancellati per condizioni metereologiche, senza considerare i casi di ritardi e alleggerimento del carico con sbarco di bagagli o passeggeri che spesso sono costretti a subire i nostri utenti.

La presunta “crescita smodata dei turisti” non ha nulla a che vedere con le scelte tecniche di sviluppo dello scalo. La totale mancanza di una correlazione fra crescita del turismo e andamento del traffico aeroportuale nel contesto toscano è chiaramente dimostrata dal confronto tra i dati di Pisa, dove l’aeroporto in 7 anni è passato da 4 milioni di passeggeri a 5,5, mentre gli arrivi turistici da 580 mila a 690 mila, e i dati di Firenze, dove il transito passeggeri è passato da 1,9 milioni nel 2012 a 2,6  milioni nel 2017, mentre il turismo è passato da 3,2milioni di arrivi nel 2012 a 5,2 milioni nel 2017 (Fonte Centro Studi Turistici). Le politiche di redistribuzione turistica evidentemente vanno fatte in altri ambiti e con altre misure, ammesso che il flusso turistico possa essere deviato a piacimento.

Forse alla CGIL sfugge che oggi ad esempio solo il 9% della popolazione cinese (che ammonta a circa 1,4 miliardi) ha il passaporto e che la crescita di un solo punto significano 14 milioni di viaggiatori in più. Pensano forse di impedire a queste persone di raggiungere Firenze? Se non ci arriveranno direttamente con l’aereo come tappa principale dove da statistiche si spende di più sul territorio, lo faranno come tappa secondaria con il bus o il treno dando minore ricaduta economica al territorio ma uguale problema di gestione del flusso, screditando la qualità del turismo toscano.

Toscana Aeroporti è la prima ad essere interessata ad un modello di sviluppo ambientalmente e socialmente sostenibile ed il progetto presentato, che Cgil Regionale vorrebbe bocciare, è la perfetta sintesi di quanto possibile realizzare nella Piana Fiorentina.

Infine, il rapporto tra Pisa e Firenze, che Cgil definisce necessario di “ulteriori sinergie”, ha intrapreso una nuova fase sinergica, dopo decenni di contrapposizioni, proprio con la nascita di Toscana Aeroporti. Sembrerebbe ormai superfluo dover ribadire come i rapporti tra lo scalo fiorentino e quello pisano siano oggi garantiti per prima da Toscana Aeroporti, società che ha in concessione entrambi gli scali e di cui si assume oneri ed onori. Il Piano di Sviluppo del Sistema Regionale Aeroportuale è sancito dal Piano Nazionale degli Aeroporti, dalle linee guida stabilite da Enac ed è affidato a Toscana Aeroporti che è il primo soggetto interessato ad ottenerne i benefici.

Come ribadito in tutte le sedi, ma soprattutto nei fatti – che hanno visto la crescita di Pisa e l’apertura di nuove prestigiose rotte intercontinentali come Mosca, San Pietroburgo e Doha – è necessario superare l’approccio “Pisa o Firenze” e guardare al futuro con una strategia di sviluppo del sistema aeroportuale “Pisa e Firenze”, valorizzando al massimo le caratteristiche di mercato di entrambi gli aeroporti toscani.

Mettere in discussione questa prospettiva significa rivedere tutti i piani, anche quelli occupazionali. Confermare questa prospettiva, significa creare la capacità ricettiva per i prossimi dieci anni, necessaria affinché la Toscana possa godere di un livello di connettività aerea in linea con l’economia e la vocazione turistica della nostra regione.

Ci sia permesso affermare di trovare fuori luogo che un sindacato anziché contrapporsi e confrontarsi per la tutela e l’implementazione dei posti di lavoro, come sarebbe logico facesse, si inserisce in polemiche che impediscono la crescita dei posti di lavoro. La polemica su Firenze e Pisa poi è surreale. Sarebbe come se ai tempi della crisi Fiat avessero detto non sviluppate Mirafiori perché altrimenti si chiude Pomigliano, invece di trovare le soluzioni per svilupparli entrambi mantenendo ed implementando i posti di lavoro.

Noi a differenza della Cgil vogliamo fare questo”.

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