Quercioli: “Duccio Dini, la solidarietà non serve. Occorrono politiche attive di legalità e sicurezza”

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Duccio Dini è morto perchè si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Questa tragedia riporta d’attualità un vecchio problema di Firenze e provincia: gli insediamenti Rom, la delinquenza e l’impotenza del sistema giudiziario italiano. La solidarietà alla famiglia di Duccio serve a poco, così come è inutile dire che fra 18 mesi verrà chiuso il campo del Poderaccio. Sui campi Rom è anni che si discute e la Regione Toscana non ha avuto la fermezza di prendere una decisione. Per anni i sindaci, con in testa il presidente della Regione Rossi, hanno permesso queste situazioni di degrado e proliferazione della  microcriminalità. Non è questione di razzismo: i campi Rom non possono rappresentare una soluzione di vita dignitosa e non è tollerabile che le case popolari siano assegnate a chi è proprietario di beni e auto di lusso“.

Si esprime così Maria Serena Quercioli, candidata Sindaco del centrodestra a Campi Bisenzio che aggiunge: “A tal proposito, il caso della famiglia Ahmetovic di Prato che molti ricorderanno è emblematico. I bambini non devono crescere nei campi Rom, privati del diritto alla scuola o isolati dai compagni quando frequentano la scuola,  né essere utilizzati per l’accattonaggio. Gli abitanti dei campi rom non possono scorrazzare gratuitamente sui bus dell’Ataf come fanno da decenni e chi viaggia sulle linee 29, 30 e 35 lo sa benissimo di cosa parlo. E le città, infine, non devono essere ostaggio quotidiano di “predoni” a caccia dei portafogli di cittadini e turisti.

Come giornalisti siamo invitati ad avere il massimo riguardo nell’utilizzare i termini “zingari, nomadi, rom” ma sul rispetto della legge da parte loro, nessuno interviene. La morte di Duccio Dini non servirà a far chiudere il campo perchè mancano politiche serie in Toscana. Non è più il tempo di dibattere sull’acqua e luce gratis al campo rom ma sull’illegalità e la violenza che si sta impadronendo delle città.

Non è xenofobia o ancora razzismo, chiedere la città sicura. I “curriculum” di Amet e Mustafa parlano chiaro e il sistema giudiziario ha fallito ancora una volta in Italia non riuscendo a proteggere i suoi cittadini.

Anni fa, la testimonianza di una coraggiosa donna nomade permise l’arresto dello stupratore Giovanna Reggiani (morta successivamente), scesa dal treno la sera, alla stazione di Tor di Quinto a Roma. Era il 30 ottobre 2007 e l’uomo era un rumeno che “alloggiava” al campo nomadi. Non tutti i nomadi sono uguali e proprio per questo i Comuni devono impegnarsi con tutte le energie (in collaborazione con la Guardia di Finanza e altre forze di polizia perchè se per noi italiani lavoratori dipendenti comprare un’automobile a rate, non sempre è facile, viene da chiedersi come le concessionarie vendono le Mercedes a chi sta nella casa popolare….) per allontanare chi in modo truffaldino è riuscito ad ottenere case popolari e altri benefit.

L’illegalità non è più tollerabile.

A Campi ieri è stato nuovamente occupato il parcheggio dell’Uci Cinema. Il “daspo urbano” è previsto dal decreto Minniti ma a Campi non è mai stato attuato mancando addirittura il regolamento che lo istituisce. 

Non è questione di politiche “leghiste”: la tolleranza fa perdere il controllo del territorio e anche a Campi le regole vanno ristabilite. Una città non può essere “difesa” solo da 35 agenti di polizia municipale, con attrezzature scarse e con abbigliamento neppure sufficiente per i cambi di stagione.

Per Duccio e la sua famiglia possiamo intanto pregare e impegnarci a far si che la sicurezza diventi una priorità“.  

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