Zambini (PD): Abbiamo bisogno di ritrovare unità, ascolto e dialogo con un campo progressista ampio e plurale”

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Il Partito Democratico ha appena concluso la fase di presentazione delle mozioni e la votazione nei circoli per i candidati alla segreteria nazionale. In attesa delle primarie del 30 aprile, tuttosesto.net ha intervistato Lorenzo Zambini, presidente dell’assemblea del Pd di Sesto fiorentino e capogruppo in Consiglio comunale.

Il Partito Democratico sestese è reduce da una sconfitta elettorale. Qual è lo stato di salute attuale (tesseramento etc.)? E’ passata a’ nuttata?
Il PD sestese è reduce da anni complicatissimi, che risalgono addirittura a prima dell’elezione di Sara Biagiotti, seguiti da altri in cui una parte dei consiglieri del PD, dopo costanti fibrillazioni, hanno sfiduciato il proprio Sindaco. Anni in cui, oltre al Comune, è stato commissariato anche il Partito. Anni che hanno visto una comunità politica dividersi e ferirsi, per poi arrivare a una campagna elettorale bruttissima, giocata come un referendum sul termovalorizzatore. Insomma, se mettiamo in fila tutto non mi pare un percorso salutare. E non c’è cosa peggiore che sbagliare l’analisi delle sconfitte e degli errori. Il Partito è ripartito da una reggenza guidata da Giulia Barducci, Sara Martini e Claudia Pecchioli, tre sensibilità politiche diverse che stanno lavorando in squadra con i coordinatori dei Circoli e a un gruppo di persone che si occupano dei temi della città. In Consiglio stiamo lavorando come un’opposizione che ha a cuore la città e i sestesi. Non per fare un’opposizione fine a sé stessa, felice di occupare qualche pagine di giornale. La salute del Partito lo si vede da questo, non dal numero di tesserati, che comunque è positivo, ma dalla capacità di formare classe dirigente, di lavorare per il bene della propria città, di stare sui temi difendendo la propria posizione con serietà, cercando costantemente di ricostruire rapporti, fiducia e dialogo. Facendo il PD, insomma“.

Le primarie arrivano in un momento difficile per il Partito Democratico a livello nazionale. In qualità di Presidente dell’assemblea non ritieni che la discussione sulle mozioni possa generare divisioni all’interno del partito?
Un Partito è un luogo di discussione, di confronto e il Congresso è il momento più alto della discussione. Siamo l’unico Partito in Italia a fare un Congresso davanti al Paese, mobilitando prima gli iscritti e poi i nostri elettori. Alcuni movimenti, che si dichiarano amanti della democrazia, non la praticano in casa propria. Un congresso è anche il momento dove un Partito si interroga, discute e sceglie. Analizza quello che è accaduto e costruisce, insieme, una strada per il futuro. Non possiamo vivere il confronto, anche aspro, solo come divisione. Dobbiamo ritrovare il gusto di discutere e di confrontarci sui problemi che attanagliano il Paese e il piacere di costruire sintesi. Il Congresso poi decreterà un Segretario e una maggioranza che avranno l’onore e l’onere di guidare e condurre il Partito, mantenendo il confronto costante. Un Partito sano non è una conta, ma un luogo vivo e partecipato dove si costruiscono idee nuove per l’Italia e l’Europa. La democrazia non è soltanto votare, magari online, ognuno seduto da solo in una stanza. La democrazia è dare voce a tutti, ascoltare e rispettare tutti e saper riconoscere in ognuno l’idea che serve per portare avanti gli ideali del PD in questi tempi complicatissimi“.

Il 22 marzo avete tenuto l’assemblea cittadina, come ha risposto la base del Partito?
Ha risposto bene, l’affluenza al Congresso è stata buona: il 70% degli iscritti hanno votato. Quell’assemblea è stata l’apertura del Congresso dove abbiamo presentato le mozioni dei tre candidati alla Segreteria nazionale, ma altrettanto importante è stato il contributo che hanno portato le istituzioni, le forze politiche, economiche, sociali e sindacali della città che ringrazio. Contributi che hanno arricchito le discussioni che abbiamo fatto nei nostri Circoli.
La cosa che mi ha colpito e che mi colpisce è che in quella assemblea sono intervenute, oltre al Pd, altre cinque forze politiche che si collocano nel centrosinistra, riproponendo il grande tema della frammentazione della sinistra italiana. Possiamo rifletterci oppure ci va bene così? Se il centrosinistra coltiva la divisione, la risposta è Grillo o la Destra“.

Infine una domanda al di fuori del tuo profilo istituzionale: perché la mozione di Orlando è quella che ti convince di più?
Parto da una domanda: che problemi abbiamo davanti? Disuguaglianze, povertà, disoccupazione giovanile, ambiente, diritti, la crisi dell’Europa, venti populisti e fascistoidi: temi enormi. Per affrontarli abbiamo bisogno di un campo più ampio del PD perché da soli non bastiamo. Dobbiamo ricostruire un paese, diviso a metà dal referendum, e un partito, lacerato da scissioni e discussioni infinite. L’abbiamo visto con la riforma costituzionale, o siamo in grado di aggregare la società intorno alle riforme oppure non le portiamo a casa. Abbiamo bisogno di ritrovare unità, ascolto e dialogo con un campo progressista ampio e plurale. E Orlando è la figura che può unire dopo anni di lacerazioni, che può occuparsi del Partito. È, insomma, un candidato a Segretario che farà il Segretario. Serve un partito che sia comunità, serve un leader, ma non serve un partito fondato sul leader. Non possiamo pensare che il PD si riduca alla figura di Renzi e che il centrosinistra sia solo il PD. Se vogliamo governare e affrontare le questioni enormi che ci aspettano serve un grande popolo, tante energie e tante competenze. Voto Orlando perché sono convinto che sia l’unico in grado di unire il partito e il paese“.

STEFANO NICCOLI

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