Il 12 febbraio all’Oratorio San Francesco di Sesto Fiorentino il primo incontro dedicato a chi ogni giorno assiste un familiare o una persona cara malata: “Prendersi cura di sé è il primo passo per essere davvero di aiuto al proprio caro”.
Chi si prende cura di una persona malata svolge un ruolo fondamentale ma spesso poco riconosciuto, che nel tempo può trasformarsi in affaticamento fisico, stress emotivo e senso di solitudine. Il caregiver, non di rado, dimentica di prendere spazi per sé. Da questa consapevolezza nasce il nuovo percorso di sostegno ed educazione per i caregiver promosso da Nomos, cooperativa sociale attiva da anni nel lavoro con le famiglie e le fragilità, che si svolgerà all’Oratorio San Francesco a Sesto Fiorentino.
Il primo incontro è in programma il 12 febbraio dalle 17:30 alle 18:30. Gli altri sono previsti il 19 e 26 febbraio, il 5, 12 e 19 marzo, sempre dalle 17:30 alle 18:30.Questo percorso di sei incontri, organizzato grazie ai fondi 8×1000 della Chiesa Valdese, è pensato come momento di accompagnamento graduale, in cui i partecipanti possono lavorare sul riconoscimento dei propri limiti, sulla gestione dello stress e sulla costruzione di strategie per il benessere emotivo.
“Vogliamo offrire uno spazio e un tempo in cui i caregiver familiari possano fermarsi, essere ascoltati e acquisire strumenti utili per affrontare il carico quotidiano dell’assistenza, senza annullare se stessi”, spiega Gaia Guidotti, vicepresidente di Nomos.
“Accanto al confronto e alla condivisione, durante gli incontri proponiamo attività pratiche di supporto, come esercizi di respirazione e rilassamento, ascolto del corpo, stimoli sensoriali e movimenti dolci, utilizzati come strumenti educativi per aiutare il caregiver a prendersi cura di sé nella quotidianità – continua Guidotti –. Non insegniamo a ‘fare qualcosa in più’, anche perché stiamo parlando di persone che già fanno tantissimo ogni giorno. Si tratta di imparare a stare meglio dentro una situazione complessa. Quando il caregiver è più consapevole e meno schiacciato dalla fatica, migliora anche la qualità della relazione di cura”.
“Un aspetto centrale del percorso è la dimensione di gruppo, che permette di condividere esperienze con altre persone che vivono situazioni simili, contrastando l’isolamento e favorendo un senso di appartenenza. Sapere di non essere soli è già un primo passo per ritrovare forza” commenta Luca Orsoni, vicepresidente dell’Oratorio San Francesco.

