8 settembre 1943: data fatidica drammaticamente vissuta da un sestese

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Nel febbraio 1943 mio padre ricevette la cartolina per la chiamata alle armi.
Lui ricordava che il giorno prima della partenza era stato a caccia al capanno al campo d’aviazione insieme agli amici di sempre, o almeno quelli che ancora non erano partiti per il fronte.

La sua destinazione fu Valenza Po in provincia di Alessandria dove avrebbe operato come radiotelegrafista.

Raccontava spesso di un episodio che successe durante il viaggio in treno per una licenza. Capitò che si addormentasse mentre stava scrivendo una lettera. Al risveglio una brutta sorpresa: la penna stilografica non c’era più. Era una bella penna, ma il suo valore era soprattutto simbolico. Infatti gli era stata regalata dal poeta, e futuro senatore, Mario Luzi. Ciò era stato possibile perché erano entrambi figli di ferrovieri della stazione di Castello. Manovale il nonno Gigi e capostazione il padre di Mario.

L’8 settembre 1943 Aldo si trovava ad Alessandria. Il clima era di euforia, ma c’era anche tanta incertezza per il contenuto del messaggio di Badoglio. Cosa sarebbe successo?
La sera tra l’8 e il 9 settembre mio padre si trovava all’esterno della cittadella fortificata di Alessandria di guardia ad una cabina elettrica. Il plotone era composto da un sottotenente, da sette-otto soldati e da mio padre che era caporale.

Il cambio della guardia era previsto per le sette del mattino, ma non arrivò mai…

Il resto del racconto su “Sesto Fiorentino tra il 1918 e il 1946 (Passione e pimpirimpì)”

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