Chiusura museo Richard-Ginori, il 15 giugno sono 25 mesi

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Immediatamente dopo la fondazione della Manifattura, il Marchese Carlo Ginori, adibì uno dei saloni della villa di Doccia a spazio di rappresentanza e a sede di un primo piccolo “museo” dove veniva esposto il meglio della produzione. L’impianto scenografico del salone fu migliorato grazie agli affreschi di Vincenzo Meucci che dipinse sul soffitto scene che mostravano le varie fasi della produzione della porcellana. Il museo rimase in questa sede fino al secondo dopoguerra.

In seguito allo spostamento della Manifattura, ormai diventata Richard-Ginori, si rese necessaria la realizzazione di un nuovo museo che in effetti fu commissionata agli architetti Pier Niccolò Berardi e Fabio Rossi.

Fu il Presidente del Senato Cesare Merzagora ad inaugurare la nuova struttura il 7 giugno 1965. Alla cerimonia parteciparono, fra gli altri, il Presidente Giulio Richard, l’amministratore delegato Conte Raimondo Visconti di Modrone, il Marchese Leonardo Ginori e il cardinale di Firenze Ermenegildo Florit

All’interno del museo le opere furono esposte secondo un ordine cronologico e divise in periodi collegati ai Ginori che si sono succeduti alla guida della manifattura (Carlo, Lorenzo, Carlo Leopoldo, Lorenzo e Carlo Benedetto) per finire con il periodo Richard-Ginori iniziato 1896 e che vide il suo apice sotto la direzione artistica di Gio Ponti.

Il 15 maggio 2014 in seguito al fallimento della Richard-Ginori avvenuto più di un anno prima, i curatori fallimentari si sono trovati costretti a chiudere il Museo per eliminare i costi di gestione.

Da allora, nonostante un’interrogazione della senatrice SEL, Alessia Petraglia, al Ministro dei Beni e delle Attività Culturali, Dario Franceschini, e le campagne promosse da forze politiche e da alcune associazioni, tra cui Sesto TV, il Museo è ancora chiuso. Oggi sono 25 mesi.

Per dirla con Tomaso Montanari, professore di Storia dell’arte all’Università Federico II di Napoli, “In qualunque paese d’Europa un simile luogo sarebbe l’epicentro di un’intensa attività di ricerca, divulgazione e produzione culturale. Invece è chiuso. Il Museo è l’unico luogo cittadino che racconta l’epopea di una comunità di lavoratori, orgogliosamente legati a una sapienza manuale tramandata di generazione in generazione. Il valore del Museo è di sette milioni, ma né i privati, né il Comune, tantomeno il Ministero dei Beni Culturali si sono fatti avanti eppure costerebbe meno della metà dell’arena kitsch del Colosseo”.

TuttoSesto ha deciso di ripubblicare mensilmente questo articolo nella speranza che qualcuno si svegli e faccia qualcosa.

Nel frattempo ricordiamo che gli Amici della ceramica e porcellana antica e ispirata all’antico hanno lanciato una petizione su change.org

Questo il testo:

Con questo appello si cerca di sensibilizzare tutto il tessuto sociale locale, regionale, nazionale ed anche oltre, affinché possa essere riaperto e reso fruibile a tutti un pezzo di storia italiana ed europea, oggi apparentemente dimenticato, sotto l’indifferenza di tutti. Chi ha veramente a cuore la porcellana e tutta la storia millenaria che l’accompagna ha voluto questa iniziativa e conta che tutti coloro che la pensano alla stessa maniera la sostengano con la speranza che davvero qualcosa possa cambiare. Un intero gruppo di Facebook, Gli amici della ceramica e porcellana antica e ispirata all’antico, nelle persone dei loro amministratori e di una parte degli iscritti, da tutta Italia, si sta facendo promotore della campagna per far riaprire di nuovo la struttura. Firma anche tu se pensi di condividerne le ragioni.

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