I piolini di’ Corsi

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La Scatola Nera. Un nome che fa pensare più ad una tragedia aerea che ad un’opera architettonica. A Sesto, realtà in cui nomi e cose spesso assumono significati singolari (basti pensare al rotolante), la Scatola Nera non è altro che la sede della Usl, ma anche, bisogna dirlo, un tragico esperimento architettonico. Non è l’unico, ma questo ha la peculiarità di trovarsi a soli pochi metri di distanza dalla splendida villa Guicciardini e dal luogo dove sorgeva, fino al 1865, il piazzale semicircolare che fungeva da ingresso alla villa stessa. Insomma la scatola nera, più che un contenitore di ambulatori e uffici rappresenta una sorta di legge del contrappasso rispetto a quell’armonioso tentativo di barocco fiorentino.

Davanti all’ingresso, testimoni di un tempo più glorioso, rimangono ancora oggi i “piolini” di pietra serena. Consumati dalla pioggia e dal tempo, come tutti i vecchi sembrano essere lì a conversare di quando ancora annunciavano l’arrivo in Paese ai viaggiatori provenienti da Firenze con la diligenza o con il tram. Oppure, ancora meglio, di quando ascoltavano le frasi amorose che i giovani si sussurravano nelle orecchie prima di appartarsi in…Camporella.

La storia della Villa è ultracentenaria. Grazie alla ricostruzione effettuata dal Marchese Giulio Guicciardini Corsi Salviati sappiamo che la villa fu venduta il 7 gennaio 1502 da Luca di Andrea Carnesecchi a Simone Jacopo Corsi. Si trattava, come si diceva allora, di una Casa da signore con podere nel popolo di San Martino a Sesto. L’aspetto doveva essere più o meno quello riprodotto in un paio di dipinti di Bernardo Poccetti riportati nel libro dello stesso Guicciardini.

I lavori di abbellimento iniziarono quasi subito. A Giovanni Corsi si deve, per esempio, la realizzazione del primo condotto d’acqua proveniente dal Rimaggio. Il Marchese Antonio Corsi nel 1676, dopo aver acquistato la villa Caribuoni a Colonnata, proseguì i lavori necessari a convogliare le acque del Rimaggio fino alla villa. Qui le stesse acque, insieme a quelle del fosso Bulimacco, furono canalizzate ed utilizzate per le piantagioni e per riempire vasche e laghetti che andarono progressivamente ad abbellire il giardino. Da una di queste vaschette, ornata da due coppie di delfini, originava un canale in muratura suddiviso in tredici chiuse e altrettante cascatelle che scendeva lungo il viale boscoso della Ragnaia e terminava al muro di mezzogiorno in corrispondenza di una nicchia dotata di fontana a mosaico e spugne ancora visibile, seppur sottoforma di rudere, in via Galileo Galilei.

La realizzazione della linea ferroviaria Firenze-Prato nel 1848 separò la parte meridionale della Ragnaia dal resto del Parco. Ancora oggi è visibile in via Bruschi un grande portale che forse rappresentava l’entrata meridionale della Villa e che dovrebbe risalire alla prima metà del XVIII secolo.

Nel 1962 la realizzazione di via Giuseppe Giusti sezionò ulteriormente il giardino del Parco e la Ragnaia divenne giardino pubblico.

Il lettore di tuttosesto.net che gentilmente ci ha fornito le foto e ci ha stimolato alla raccolta di alcuni dati storici, sottolinea le condizioni precarie in cui versano le strutture sopra ricordate. Un restauro conservativo a lui, come a noi, appare improcrastinabile.

DANIELE NICCOLI

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