Maria Pia Mannini racconta le affinità tra Giovanni Duprè e Antonio Berti

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A Sesto Fiorentino sta ottenendo un notevole successo la mostra Il filo della memoria. Omaggio a Giovanni Duprè ospitata presso il Centro espositivo Antonio Berti di via Bernini.

Inaugurata domenica 16 settembre, è organizzata dal Gruppo La Soffitta Spazio delle Arti del Circolo Arci-Unione Operaia di Colonnata in collaborazione con l’Amministrazione Comunale di Sesto Fiorentino. L’evento è curato da Elisabetta Ciardi Duprè che ha ideato il progetto nel 2017, nel duecentesimo della nascita del grande artista senese. Partita da Sorano, la mostra ha fatto tappa a Pitigliano e, adesso, con alcune varianti per i pezzi esposti, a Sesto Fiorentino. Sarà visitabile sino al prossimo 14 ottobre.

La location scelta, il padiglione espositivo intitolato al più importante scultore sestese, Antonio Berti, non poteva che stimolare un confronto con il grande scultore senese cui la mostra stessa è dedicata. E la storica dell’arte Maria Pia Mannini, che ha collaborato con Elisabetta Ciardi Duprè nella preparazione dell’esposizione, ha preparato una conferenza “immersiva” nell’opera dei due maestri toscani da vivere direttamente all’interno della mostra. L’appuntamento, fissato per sabato 6 ottobre a partire dalle ore 17, avrà come titolo Dialogo tra passato e presente: doppio ritratto di artista, Giovanni Duprè- Antonio Berti.

“L’incontro – spiega Mannini verte sul confronto-scontro di due personalità di artisti vissuti in due secoli diversi ma complementari. Due outsiders di grande spessore e bravura, protagonisti del loro tempo. Da una parte la figura gigantesca di Duprè scultore che ha segnato la scultura dell’Ottocento, dopo Canova e Bartolini, con la bellezza sensuale delle sue sculture, dal sensualismo estenuato dell’Abele alla Saffo abbandonata (nella testimonianza dei contemporanei, amici e letterati). La bella testa di Duprè così teatralmente evidente e vera nel ritratto di Amos Cassioli (in mostra) fa pensare al verismo-naturalismo dei ritratti moderni plasmati in creta o scolpiti in marmo di Berti, per la forza carismatica dello sguardo ed il carattere fiero. Ci sono poi delle similitudini tra le due personalità: essere autodidatti, il culto per la famiglia, il sentimento religioso e l’attaccamento al lavoro. Inoltre un certo ‘passatismo’ (ossia rispetto per le tradizioni), un vivere con modestia la loro condizione di grandezza, un ripiegarsi nella maturità negli affetti familiari con la nostalgia per un passato glorioso, un sentimento di grande naturalezza nel fare artistico“.

I Pensieri sull’arte, la celebre autobiografia del Duprè – prosegue la storica dell’arte – fu uno dei testi-guida che hanno segnato la formazione di Antonio Berti e di molti altri scultori del Novecento. L’attitudine a fare discepoli, a creare una scuola di talenti è un’altra caratteristica in comune. In più nell’analisi della multiforme vita di Duprè si segnala un elemento particolare: il rapporto forte padre- figlia per cui la figlia Amalia, anch’essa scultrice, rimase sempre nella sua orbita con una sottomissione e una devozione totali, con un vero e proprio complesso di Elettra. Il suo vivere all’ombra del celebre padre non la fece crescere emotivamente come donna e la fece esistere e creare come ‘clone’ del padre, per il quale completò molte opere seguendo il suo spirito di emulazione.

Il personaggio di Amalia, sia come donna che come scultrice, meriterebbe uno studio più ampio, per la complessità dell’intreccio psicologico così attuale di padre-figlia. La forza di Amalia è stata proprio questo vivere nel solco del padre, un rapporto forte di amore, una dipendenza probabilmente sofferta, che non le ha consentito di esprimersi in totale libertà, di vivere fino in fondo la sua creatività. Basti pensare ad un caso celebre di dipendenza creativa: quello tra Rodin e la sua allieva-amante, Camille Claudel, finita poi in manicomio. Quando è morto il padre nel 1882, Amalia ha passato l’altra metà della vita (morì nel 1928) ricordandolo e scolpendo opere ispirate a lui, piene di pietas cristiana.

Per Antonio Berti la figlia Cecilia è stata invece la sua ispiratrice e la modella prediletta fin da piccola per la bellezza e la grazia del volto. L’ha effigiata in tante opere esemplari che hanno scandito la sua crescita, da bambina ad adolescente. Un volto dolcissimo e indimenticabile che resterà a lungo nella memoria della bellezza del Novecento.

La ricerca di una spiritualità nell’arte – conclude Mannini è comune ad entrambi, anche se nel processo creativo di Duprè prevale l’idea creatrice nella forza del disegno che rielabora a lungo la forma finale della scultura. Grazie alla collezione messa a disposizione dagli eredi di Duprè possiamo assistere alla nascita di alcune celebri sculture che hanno segnato la carriera artistica dello scultore”.

Dunque, un evento speciale, a partecipazione libera e gratuito, assolutamente da non perdere per tutti gli amanti dell’arte con la A maiuscola made in Toscana.

La mostra “Il filo della memoria. Omaggio a Giovanni Duprè” è visitabile sino al 14 ottobre con i seguenti orari: feriali 16-19; festivi 10,30-12,30 e 16-19; lunedì chiuso.

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