Moschea, Bellandi: “Ci auguriamo che il cammino che ha fatto la chiesa cattolica possa essere compiuto anche dalla comunità islamica”

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Queste alcune parole del vicario generale della Diocesi di Firenze, mons. Andrea Bellandi,  nel corso del dibattito pubblico sulla moschea tenutosi alla biblioteca Ernesto Ragionieri nella serata di martedì 30 gennaio:

“Le ragioni che ci hanno portato alla stipula di questo protocollo sono in linea con quanto sancito dal Concilio Vaticano II. Prima di esso parole come libertà religiosa, libertà di coscienza non erano molto gradite. Ci auguriamo che il cammino che ha fatto la chiesa cattolica possa essere compiuto anche dalla comunità islamica.

La chiesa aveva acquistato quel terreno pensando che nella zona si potesse sviluppare un’importante nucleo abitativo, cosa che però è avvenuta solo in parte. La consapevolezza che le forze per erigere una nuova parrocchia scarseggiavano ha contribuito a far pensare che la destinazione del terreno potesse essere diversa da quella inizialmente prevista. Parallelamente è arrivata la richiesta della comunità musulmana che ha trovato la nostra disponibilità perché siamo convinti che l’alternativa si gioca fra la civiltà dell’incontro, come la chiama Papa Francesco e l’inciviltà dello scontro. Non ci sono alternative. O ci incontriamo e cerchiamo di conoscerci e dialogare oppure l’altro rimane un nemico che ci fa paura. 

Abbiamo però voluto mantenere la possibilità di avere un luogo in cui svolgere attività pastorali e su questo punto ci è venuta incontro l’Università con un gesto di sana laicità.

Credo che la firma del protocollo sia un passo di maturità e una dimostrazione di quanto sia spiccato per noi fiorentini il senso dell’accoglienza come aveva già ampiamente dimostrato cinquant’anni fa dal sindaco La Pira con i convegni del Mediterraneo.

Non tradiamo la nostra storia, ma ci dobbiamo impegnare perché il cammino di generosità illuminata che la Chiesa sta dimostrando con questo gesto possa aiutare anche coloro che, non in Italia, ma in altre parti del mondo, fanno fatica a riconoscere il diritto all libertà di culto”.

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