“Ho scalato l’Everest, ma non mi fermo”: intervista al campione paralimpico Andrea Lanfri

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Foto di Ilaria Cariello

Nel 2015, all’età di 29 anni, una meningite fulminante con sepsi meningococcica colpì Andrea Lanfri portandogli via le due gambe e sette dita delle mani.

Nella sua biografia Andrea definisce “piccolo intoppo” questo episodio che avrebbe fiaccato chiunque. Un’affermazione coerente con un personaggio che in più di un’occasione ha sostenuto che niente sia impossibile se si è spinti e sostenuti dalla volontà. La sua vicenda lo dimostra in pieno.

Tuttosesto.net lo aveva intervistato nel settembre 2018 in occasione della Festa Bianca dello Sport a Sesto Fiorentino. Da allora, è proprio il caso di dirlo, Andrea di strada ne ha fatta molta.

Toniamo a intervistarlo a distanza di otto anni, in occasione della presentazione, a Sesto, del suo libro “Over. Il mio Everest e altre montagne”  a margine della serata tenutasi il 9 gennaio scorso a La Lucciola, organizzata dal CAI Sesto Fiorentino e condotta da Francesca Bissoli.

Andrea, parliamo innanzi tutto della tua attività paralimpica. Ci siamo lasciati dopo la conquista di due medaglie agli Europei di Berlino. Com’è proseguita la tua carriera nell’atletica?
“L’Europeo di Berlino del 2018 è stata la mia ultima competizione. Dopo quella doppia medaglia ho deciso di chiudere con l’atletica: dal 2019 ho smesso di gareggiare e ho ripreso una passione che avevo sempre avuto dentro, quella per la montagna e l’alpinismo. Proprio nel 2019 è nata l’idea di provare a scalare la montagna più alta del pianeta: l’Everest. Da lì è iniziato un nuovo percorso di preparazione e allenamento. Il ritorno alla montagna era fortemente desiderato: non è stato semplice, ma da quell’anno questa passione è ripartita con forza. Oggi dico sempre che la montagna si è ripresa tutto perché è tornata in modo prepotente e centrale nella mia vita”.

Sei da sempre un appassionato di alpinismo. Nel 2018 avevi come obiettivo la
conquista dell’Aconcagua. Da allora hai percorso sentieri sempre più impervi e sempre più in quota. Ce ne parli?
“Nel 2022 sono riuscito a coronare quel sogno nato nel 2019, quello di raggiungere la vetta più alta del pianeta, il Monte Everest. Già nel 2018 avevo iniziato a pensare all’Aconcagua come a una montagna di preparazione proprio in vista dell’Everest, ma il percorso poi ha preso una direzione diversa: alla fine ho raggiunto prima l’Everest, nel 2022. Nel 2023 ho scalato l’Aconcagua in solitaria. In quel momento l’Aconcagua è diventata a tutti gli effetti una tappa del progetto My7Summit, nato dopo l’Everest, con l’obiettivo di salire le sette vette più alte dei sette continenti. Prima dell’Aconcagua avevo già salito il Kilimanjaro e dopo sono arrivate altre vette importanti, come il Denali in Alaska. Quella che era partita come l’idea di salire l’Everest per dimostrare che con impegno, sacrificio e passione tutto è possibile, si è trasformata in qualcosa di molto più grande: oggi la montagna è una parte centrale della mia vita. Il progetto My7Summit, ormai quasi completato – mi manca solo l’ultima vetta in Antartide – è stato ed è tuttora un incredibile viaggio di esplorazione personale e sportiva”.

Immaginiamo momenti di difficolta durante gli allenamenti e le scalate. Come si superano?
“I momenti di difficoltà, durante gli allenamenti e le scalate, ci sono sempre e fanno parte del gioco. Ed è proprio questo il bello: mettersi alla prova, migliorarsi e affrontare situazioni che in un primo momento sembrano difficili o addirittura impensabili. Poi, passo dopo passo, con impegno e costanza, ci si accorge di riuscire a fare cose che non si sarebbero mai immaginate. È questo che insegna la montagna. La montagna non si sfida: si ama e si rispetta. Questa è la mia filosofia. La vera sfida è con me stesso, cercare ogni volta di migliorarmi, di superare limiti e ostacoli che inevitabilmente si incontrano lungo il cammino. E soprattutto di godermi il viaggio perché la parte più bella dell’avventura non è tanto l’arrivo in vetta, quanto il percorso: il viaggiare, l’esplorare e il conoscersi meglio. Ogni salita, ogni viaggio, ogni avventura mi lascia sempre qualcosa in più”.

Foto di Ilaria Cariello

Hai iniziato anche un’intensa attività di scrittore. E’ più difficile compiere certe imprese sportive o descriverle?
Ho iniziato un’attività di scrittore intensa e, in parte, anche inaspettata. Dico sempre che, paradossalmente, per me è stato molto più difficile scrivere un libro intero che affrontare alcune scalate. Ad oggi ho pubblicato tre libri che nascono tutti da pensieri e appunti presi durante le mie avventure e spedizioni. Scrivo su un quaderno, a matita, proprio in quei momenti in cui sei immerso in luoghi e situazioni che ti permettono di percepire sensazioni che solo lì riesci davvero a cogliere. Metto tutto su carta, senza filtri. Poi, a mente fredda, rielaboro quei pensieri, rivivendo le esperienze e le emozioni vissute in montagna”.

Atletica, alpinismo, scrittura: hai altri progetti?
“Sicuramente in montagna e nella scrittura ci saranno novità: qualche altro libro, ad esempio, è già in cantiere. Atletica e alpinismo continueranno a evolversi con tante cose nuove da scoprire. Chi mi conosce sa che mi piace sempre mettermi alla prova e vivere esperienze nuove. Nei prossimi anni non mancheranno, quindi, sfide e avventure”.

Quali saranno le prossime sfide?
“Atletica, alpinismo, altri progetti… ho sempre tantissime idee e cose in mente. Per quanto riguarda l’atletica, ho smesso con la velocità, ma ho iniziato a correre in montagna, dedicandomi al trail running. Nel 2026 e negli anni a venire ho in programma alcune belle corse: sono passato dalla velocità alle ultra-trail da 50 km e oltre, quindi c’è davvero tanto da scoprire e tante mete da raggiungere correndo tra le montagne. Per quanto riguarda l’alpinismo, come ho accennato, sto quasi completando il progetto delle Seven Summits: mi manca solo il Vinson in Antartide”.

Ringraziamo Andrea Lanfri, al quale facciamo un grosso in bocca al lupo, per la cortesia e la disponibilità.

STEFANO NICCOLI

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