I teatri storici di Sesto: il Niccolini

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Inizia con questo articolo la ricostruzione, ad opera di Daniele Niccoli, delle vicende degli storici teatri Sesto Fioentino.
Documenti di archivio, fonti giornalistiche, libri sono alla base di questa ricerca che non ha l’ambizione di essere esaustiva ma che propone una riflessione sul nostro territorio, magari sfatando qualche ‘certezza’ legata alla memoria fallace e al passaparola.
Buona lettura.

Il 28 luglio 1858, dopo una perizia estimativa1, il Comune di Sesto (non ancora Fiorentino), nella persona dell’ingegnere Cintolesi, accordò il permesso di costruzione di un teatro lungo il margine a tramontana del Ponte sul torrente Rimaggio lungo la via provinciale pratese per Sesto2. La richiesta era stata inoltrata dal dottor Raffaello Sguanci per conto dell’Accademia dei Rinascenti. La costruzione fu affidata a Silvestro Zoppi, un maestro muratore a quanto ne fu detto o poco più3, che realizzò un tipico teatro all’italiana a pianta ovoidale con 50 palchi suddivisi su tre ordini e la galleria soprastante4. Nei documenti non si fa menzione della platea che pure presumibilmente doveva esistere. Ne troviamo testimonianza sicura in documento di sicurezza pubblica del 1936 quando si certifica l’agibilità della stessa platea per 180 persone5.

Pianta del teatro

Il teatro, inaugurato il 27 aprile 1859, fu intitolato a Giovan Battista Niccolini drammaturgo all’epoca ancora vivente. In occasione dell’inaugurazione fu rappresentata, davanti a un pubblico di circa 350 persone, l’opera Ernani di Giuseppe Verdi. Un’opera romantica in cui il protagonista, don Giovanni d’Aragona, organizza una rivolta contro il suo sovrano. Coincidenza volle che lo stesso giorno Leopoldo II di Lorena lasciasse Firenze e ponesse fine al granducato di Toscana.

Il repertorio teatrale che fu proposto negli anni successivi era per lo più orientato alla prosa. Farse, commedie e vaudeville erano le più gettonate. Tra i titoli che emergono dagli articoli troviamo Giguè il guardiacoste, Ippolito e Dianora e l’Oreste di Vittorio Alfieri. Nel 1875 finalmente un’opera lirica, l‘Elisir d’amore di Gaetano Donizzetti6.

Già nel 1865 previa autorizzazione, Silvestro Zoppi realizzò alcune modifiche facendo una giunta di fabbrica che permise di mutare le porte di accesso dalla parte confinante con il torrente Rimaggio7. Per molti anni gli interventi si limitarono alla realizzazione di porte di sicurezza, ai finestrini della biglietteria sulla facciata del teatro8 e poco altro. L’illuminazione per esempio fu garantita, almeno fino al 1904, da un grande lampadario a petrolio che era appeso al soffitto in corrispondenza del centro della platea9. Considerando che le quinte e le scene non erano trattati con sostanze anti combustione il divieto di fumo all’interno del locale era rigoroso. Gli atti presenti in archivio relativi a queste modeste modifiche hanno almeno il pregio di farci conoscere i nomi di alcuni presidenti dell’Accademia di Rinascenti come Giuseppe Brunelli ed Enrico Giolli.
Nel 1904, stimolati dalla Commissione di vigilanza sui teatri, gli accademici presentarono il progetto per una nuova porta di accesso dal lato di piazza Ginori ma, non convinti dl progetto, non apportarono nessuna modifica.

Prospetto di un nuovo ingresso e porzione della platea con indicata l’uscita del Teatro.

Il teatro Niccolini è stato anche al centro anche di alcune vicende politiche. Nel 1901 la Giunta comunale socialista chiese ai proprietari la disponibilità del locale per la distribuzione dei premi agli alunni delle scuole comunali in occasione della Befana ma l’Accademia dei Rinascenti, a gran maggioranza, decise di negare il permesso. Il Bruscolo del 18 dicembre, con un articolo a firma Checcherini, non mancò di denunciare l’episodio, facendo anche capire che la manifestazione si sarebbe comunque tenuta in un altro teatro che sarà oggetto di un prossimo articolo: Il teatro dell’Unione Operaia di Colonnata10.

Nel 1919 invece fu l’Associazione Nazionale ex Combattenti ad usare i locali del Teatro per una conferenza. Promotore dell’evento fu il capitano Ugo Vannini futuro protagonista delle vicende del fascio sestese.
In quell’occasione si rifiutò di aprire un dibattito e causò l’abbandono del teatro da parte di circa 600 persone che in seguito manifestarono il proprio dissenso lungo le strade del paese. Alla conferenza rimasero in venti11.

Nel 1933 questioni di sicurezza resero necessari interventi al soffitto e la riduzione dei posti in platea e nell’ultimo ordine di palchi. In contemporanea furono chieste informazioni circa la possibilità di costruire una cabina per le proiezioni cinematografiche12. I verbali della commissione di vigilanza testimoniano che la cabina non fu mai costruita e che eventualmente veniva montata in caso di necessità. La presenza di altri locali nel centro cittadino adibiti esclusivamente a quel tipo di spettacolo evidentemente scoraggiò i proprietari13.

Tra il 1933 e il 1938 l’Accademia dei Rinascenti cedette il Teatro Niccolini ad Egisto Fantechi già proprietario del Cinema Teatro Verdi.
Forse il teatro era già di sua proprietà quando nel 1936 fu chiuso per la realizzazione di importanti opere di restauro e di miglioramento dei servizi. Fra l’altro furono fatti sgombrare i locali occupati dalla sezione cacciatori14.

La commedia più frequentemente rappresentata al Teatro Niccoli fu senza dubbio La Pianella perduta nella neve, un’operetta del genere vaudeville in cui la prosa è alternata a canzoni satiriche se non addirittura sbeffeggianti.
La commedia è incentrata sulla storia d’amore fra due giovani contadini che devono superare le perplessità di Ghita che, per la figlia Nannetta, preferirebbe il maturo maestro del villaggio al povero Nardino. Una pianella (ciabatta) della madre, usata da Nannetta per recarsi a un incontro con Nardino e smarrita nella neve, fa scoppiare lo scandalo, ma la storia, seppur contrastata, ha un lieto fine.
Nel suo dipanarsi, però, la storia permette a tre vecchie pettegole di confezionare senza ritegno “cappottini” a personaggi pubblici e semplici cittadini. Mentre stanno in crocchio a fare la calza, le tre arpìe, rendono pubbliche le maldicenze del paese suscitando tante risate e qualche mal di pancia.
Per la buona pace di tutti si confidava sul senso dell’umorismo dei protagonisti dei pettegolezzi e delle battute salaci ma qualche volta neanche il preavviso era sufficiente a evitare l’incidente diplomatico perché l’argomento più avvincente era anche molto delicato: le corna.
Se, però, da una parte c’era chi si arrabbiava di brutto e non accettava la canzonatura, dall’altra c’era chi chiedeva espressamente di essere citato. Ne faceva motivo di vanto e notorietà.
Gli attori (rigorosamente maschi) che interpretavano le vecchie comari erano sestesi e sono ancora oggi ricordati con affetto e malinconia15.

Nel 1938 fu presentato un progetto, a firma dell’architetto Nello Baroni per trasformare il teatro Niccolini in cinematografo.
Il progetto non fu portato a compimento.

Progetto Baroni – Pianta della platea
Progetto Baroni – Facciata
Progetto Baroni – Facciata
Progetto Baroni – Interno del teatro

Il teatro Niccolini sopravvisse anche alle devastazioni della guerra e in definitiva rimase pressoché integro nella sua originaria struttura fino al 1964 quando, anche in considerazione dei problemi al tetto, i proprietari decisero di venderlo a un istituto bancario che lo demolì nel novembre di quell’anno16.
La stessa banca, almeno fino ai primi anni ’50, pare avesse sede in un altro storico edificio sestese, il circolo Lo Sdrucciolo, oggi sede della Caritas17.

Bibliografia
1 – ACS preunitario – Protocollo delle deliberazioni magistrali – 20 luglio 1858
2 -ACS preunitario – Protocollo delle deliberazioni magistrali – 28 luglio 1858
3 – La Nazione, 2 novembre 1863
4 – Elvira Garbero Zorzi e Luigi Zangheri, i teatri storici della Toscana: censimento documentario e architettonico, vol.7 Provincia di Firenze, Prato e provincia pag.541
5 – ACSF- Sicurezza Pubblica filza 1610 inserto 1
6 – Municipio di Sesto Fiorentino -Archivio dei diritti d’autore a tutto il 1875
7 – ACSF – Permessi di fabbricazione, filza 55
8 – ACSF – Permessi di fabbricazione, filza 700, inserto 1
9 – ACSF – Sicurezza Pubblica – filza 509
10 – Il Bruscolo, 22 dicembre 1901
11 – Gianfranco Perra e Gianni Conti, Sesto Fiorentino dall’antifascismo alla resistenza, p.21
12 – ACSF sicurezza pubblica, filza 1610, inserto 1 (1929-1941)
13 – Elvira Garbero Zorzi e Luigi Zangheri, i teatri storici della Toscana: censimento documentario e architettonico, vol.7 Provincia di Firenze, Prato e provincia pag.542
14 – ACSF sicurezza pubblica, filza 1610, inserto 1 (1929-1937)
15 – Daniele Niccoli – I giorni della nostra storia p.28
16 – Elvira Garbero Zorzi e Luigi Zangheri, i teatri storici della Toscana: censimento documentario e architettonico, vol.7 Provincia di Firenze, Prato e provincia pag.542
17 – Testimonianza familiare passibile di verifica

 

Daniele Niccoli

 

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