Museo civiltà contadina, Via Nova: “Le promesse non bastano più, occorrono fatti concreti”

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Via Nova - Casa Guidi

Da anni il Museo della civiltà contadina “Bruno Carmagnini” è chiuso al pubblico, mentre anche la collezione mineralogica conservata presso Casa del Guidi, sede del Centro civico n. 4 Colonnata-Camporella, rimane sostanzialmente sottratta alla fruizione della cittadinanza. Due patrimoni culturali di Sesto Fiorentino che meriterebbero ben altra attenzione.

La questione è tornata in Consiglio comunale il 27 ottobre scorso, grazie a un’interrogazione presentata dal consigliere di Via Nova Leonardo Giannelli, alla quale ha risposto l’assessora alla Cultura Irene Falchini.

La vicenda, tuttavia, ha precedenti che risalgono almeno al 2023, quando proprio a Casa del Guidi si svolse una riunione dedicata alla situazione del Museo della civiltà contadina. Erano presenti l’allora assessore alla Cultura Jacopo Madau, il presidente del Centro civico, la presidente della Pro Loco, rappresentanti dell’Associazione Comunale Anziani, l’allora presidente della sezione CAI di Sesto Fiorentino (Stefano Rolle, coautore di questa lettera aperta), quello de La Racchetta e un noto agronomo sestese.

Già allora tutti concordarono sulla necessità di intervenire per recuperare una raccolta di notevole valore storico ed etnografico, in passato visitata anche dalle scolaresche. Emerse persino la difficoltà di reperire circa 200 euro per acquistare un prodotto antitarlo, indispensabile alla conservazione di alcuni materiali. L’assessore Madau rispose di non disporre di risorse economiche.

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Durante quell’incontro la presidente della Pro Loco si assunse pubblicamente l’impegno di verificare le ragioni della chiusura e le possibilità di riapertura del museo. Un impegno del quale, almeno per quanto ci risulta, non è stato successivamente comunicato alcun esito.

Nella risposta all’interrogazione, l’assessora Falchini ha ricostruito la situazione amministrativa della Collezione Bruno Carmagnini, concessa in comodato al Comune con una deliberazione del 1998. La gestione era affidata a un apposito comitato, successivamente non più in grado di proseguire la propria attività, mentre l’ultima convenzione per il servizio di apertura dei locali, affidato all’Associazione Comunale Anziani, risale al 2017.

L’assessora ha inoltre riferito che gli interventi necessari sull’impianto elettrico sarebbero di modesta entità, mentre occorrerebbero ulteriori verifiche relative alla sicurezza. Il problema principale sarebbe dunque individuare un nuovo soggetto gestore.

Ma se le difficoltà sono soprattutto organizzative, perché in tutti questi anni non si è riusciti a superarle? E perché la riunione del 2023, alla quale partecipò lo stesso assessore competente (attuale consigliere comunale dello stesso partito dell’assessora Falchini), non ha prodotto risultati concreti?

L’assessora ha anche precisato che la Pro Loco non figura tra i soggetti formalmente coinvolti nella gestione del museo. Nessuno, tuttavia, aveva sostenuto il contrario: la questione riguardava l’impegno spontaneamente assunto dalla sua presidente nel corso della riunione del 2023, circostanza che può essere confermata dai partecipanti.

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Per quanto riguarda la collezione mineralogica, Falchini ha ricordato che essa fu donata all’Associazione Comunale Anziani, distinguendone quindi la titolarità e le responsabilità da quelle della raccolta etnografica. Una precisazione amministrativamente rilevante, che non dovrebbe però escludere l’interesse del Comune alla valorizzazione di un patrimonio scientifico conservato in una struttura cittadina.

Durante la risposta, l’assessora ha sbagliato il nome di Bruno Carmagnini. Un semplice lapsus, certamente, ma che contribuisce a dare l’impressione di una conoscenza ancora superficiale di una realtà culturale sestese che meriterebbe maggiore attenzione.

Falchini ha infine assunto l’impegno di coinvolgere nuovamente le associazioni interessate per individuare un soggetto gestore e avviare un percorso verso la riapertura del museo.

Prendiamo atto delle sue parole, ma non possiamo nascondere il nostro scetticismo. Dichiarare che ci si occuperà di un problema è facile; ben diverso è indicare tempi, risorse e modalità per risolverlo. E dopo tanti anni di chiusura, e dopo una riunione rimasta senza risultati visibili, le semplici dichiarazioni d’intenti non possono più essere considerate sufficienti.

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Via Nova chiede pertanto all’amministrazione comunale di definire un percorso concreto per restituire queste raccolte alla cittadinanza, individuando responsabilità precise e tempi verificabili.

Se davvero non esistessero le condizioni per garantirne la conservazione e la fruizione a Sesto Fiorentino, sarebbe preferibile valutare, nel rispetto dei diritti dei proprietari, la possibilità di affidarle a istituzioni museali capaci di valorizzarle. Per la raccolta mineralogica si potrebbe pensare, ad esempio, al GAMPS di Scandicci; per quella etnografica, a uno dei numerosi musei toscani dedicati alla civiltà contadina.

Naturalmente sarebbe una soluzione estrema, perché il patrimonio storico di Sesto dovrebbe rimanere a Sesto. Ma sarebbe ancora peggio lasciarlo inutilizzato e progressivamente esposto al deterioramento.

La storia della nostra città non è soltanto quella della Manifattura di Doccia e delle grandi fabbriche. È anche la storia delle generazioni di contadini che hanno lavorato questa terra, dei loro strumenti e delle loro tradizioni. Un patrimonio che abbiamo il dovere di conservare e trasmettere, anziché dimenticare dietro una porta chiusa.

Leonardo Giannelli e Stefano Rolle – Lista civica Via Nova

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