Esplosione al deposito Eni chiuse le indagini per nove indagati

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Esplosione Calenzano
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Dopo poco più di un anno la Procura di Prato ha chiuso le indagini per nove indagati per l’esplosione del deposito di carburanti dell’Eni a Calenzano che il 9 dicembre 2024 causò 5 morti, 27 feriti e importanti danni materiali.

Secondo la procura durante i lavori per allestire una nuova linea per Hvo (biocarburante) vi furono errori “gravi e inescusabili”.

Sette persone in organico all’Eni e due della società Sergen sono accusati a vario titolo di omicidio plurimo colposo, disastro colposo e lesioni.

Come riportato dall’Ansa, gli indagati avranno 20 giorni di tempo dalla notifica per chiedere di essere interrogati. Passato questo periodo la procura potrà fare per la richiesta di rinvio a giudizio.

Dall’inchiesta rimane invece fuori Eni in quanto l’incidente probatorio ha dimostrato che il  “il modello organizzativo è corretto” e “non sono emerse emergenze per un nesso eziologico tra previsioni del modello e eventi” accaduti.

“In tale contesto – scrive la procura – non appare prevedibile giungere a una condanna di Eni” e non è possibile “contestare l’omessa vigilanza a Patrizia Boschetti, legale rappresentante della gestione operativa depositi Centro Eni”, società del gruppo da cui dipende il deposito di Calenzano.

Contemporaneamente, aggiunge l’Ansa, si sono concluse anche le indagini per i reati ambientali relativi al presunto sversamento di idrocarburi in un fosso che scorre vicino al deposito Eni di Calenzano. Gli indagati sono Patrizia Boschetti, come legale rappresentante di Centro Eni spa e i dirigenti Luigi Cullurà, responsabile del deposito e Marco Bini.

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