Falchi: “Governo Draghi? Non mi strapperò i capelli se dovesse cadere”

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Lorenzo Falchi
Foto: Comune di Sesto Fiorentino

Con un post sulla sua pagina Facebook il sindaco di Sesto Fiorentino, Lorenzo Falchi, dissente dagli appelli in cui si chiede al premier di rimanere alla guida del governo. Distribuzione della ricchezza e aumento delle spese militari tra i motivi principali per cui, in fondo non ci si dovrebbe dispiacere troppo di un’eventuale crisi di governo.
Di seguito il testo del post:
Impazzano gli appelli in favore di Draghi e le previsioni apocalittiche nel caso non restasse a Palazzo Chigi.
Io non firmerò nessun appello e non mi strapperò i capelli se questa esperienza fosse davvero giunta al termine.
Credo che questo Governo, nato in una situazione di emergenza e con una maggioranza parlamentare molto ampia, abbia fatto scelte politiche molto precise: una riforma dell’Irpef che favorisce i benestanti, nessuna misura per combattere il lavoro povero come il salario minimo, sostegni scarsi contro l’aumento dei prezzi, un piano di emergenza per l’energia basata su fonti e tecnologie vecchie e inquinanti, pochissime risorse per sostenere gli sforzi dei Comuni nel contenere la crisi sociale, una politica estera molto poco impegnata nella ricerca di una difficile strada diplomatica verso la pace.
Onestamente mi sembrano politiche che non affrontano il tema delle disuguaglianze crescenti e della necessaria ed urgente transizione ecologica. O meglio, li affrontano dando risposte marcatamente di destra: chi ha tanto continui ad avere di più, chi ha poco si arrangi, dell’ambiente se ne occuperà qualcun altro e intanto aumentiamo le spese per armarci.
Non mi sfugge la delicatezza del momento, la complessità del governo in questa situazione di crisi e ho ben presente come la figura di Draghi sia ben voluta e rispettata a livello internazionale. Tuttavia, trovo insopportabile la campagna mediatica di santificazione di Draghi a cui assistiamo su tutte le TV e quasi tutti i giornali unita al tentativo, altrettanto martellante, di distruggere la credibilità politica di Conte, colpevole, in fondo, soltanto di aver chiesto qualche timida misura progressista al governo che appoggia.
Ciononostante, questa narrazione non mi pare che abbia sortito particolari effetti tra le persone che – come mostrano anche i sondaggi – manifestano sfiducia nel Governo e ne confermano la distanza dai problemi reali che si trovano ad affrontare ogni giorno.
Domani vedremo cosa succederà in Parlamento: se Draghi avrà la fiducia è giusto che prosegua, anche con una maggioranza diversa.
Se così non fosse, può darsi che andremo a votare in autunno.
In ogni caso, prima o poi, anche se a qualcuno può non piacere, andremo comunque al voto. E spero che finalmente potremo confrontarci su proposte e programmi diversi.
Per questo io continuo a pensare che sia necessario costruire un’alleanza progressista incentrata su PD, M5S, Sinistra Italiana/Verdi che proponga cose chiare e forti per chi sta soffrendo davvero e che disegni una via d’uscita diversa dalla crisi economica, sociale e ambientale che stiamo attraversando.
C’è però una domanda a cui il cosiddetto campo largo dovrebbe rispondere prima di tutto: il Governo Draghi insieme a Lega e Forza Italia è stata solo una necessità in un momento di emergenza o si pensa che l’agenda politica di quel governo debba proseguire?
Nel primo caso apriamo subito il confronto più ampio possibile nel Paese per costruire un programma progressista.
Nel secondo caso sarebbe un bel problema: tra la copia e l’originale gli elettori scelgono sempre l’originale.
La destra con o senza Draghi continuerà a fare la destra.
È tempo che la sinistra faccia la sinistra.

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