Solidarietà alla famiglia, ai colleghi e ai conoscenti dell’operaio ucciso sul lavoro a Sesto Fiorentino
Per il tragico assassinio sul lavoro, perché così vanno definiti, a Sesto Fiorentino di ieri, servono a poco le parole di cordoglio e ancora meno le dichiarazioni della politica, sempre pronta a condannare l’insicurezza, mai ad investire soldi per implementarla, tutelarla e controllare che le norme vengano rispettate. Le stragi sul lavoro chiamano in causa scelte, assenti, di politica industriale che, da decenni e in nome della libertà d’impresa, consentono sempre più precarizzazione e sfruttamento. Quella precarietà che non vigila sui contratti, sui turni, sulle pause, sulle condizioni climatiche avverse come in questi giorni. Una precarietà che spesso si unisce, in nome dei “conti in ordine”, all’aumento progressivo dell’età pensionabile che, da un lato allontana dal mondo del lavoro le giovani generazioni e, dall’altro, costringe a lavori pesanti anche chi avrebbe il sacrosanto diritto ad una vita dignitosa e più conforme al passare degli anni.
Ma anche lo sfruttamento è un’altra forma di omicidio. In nome del profitto si torna sempre più verso orari di lavoro “straordinari” e obbligatori, di fatto cancellando conquiste imprescindibili come le 8 ore e che, alla luce del progresso tecnico-scientifico, dovrebbe invece indirizzare verso scelte di ulteriore riduzione dell’orario di lavoro a parità di stipendio. Lo sfruttamento riguarda poi non solo gli individui, ma anche i territori. E i protagonisti e primi responsabili sono sempre i medesimi: le stragi sul lavoro vengono assieme alle stragi per incuria del territorio e del patrimonio pubblico, causate da politiche miopi ed asservite alla speculazione finanziaria ed immobiliare.
Non solo la politica è assente, ma grande responsabilità porta anche un Sindacato che, incapace di reagire a veri e propri ricatti aziendali, sia sull’occupazione che sugli obiettivi di fatturato, si ritrova ad avallare scelte scellerate persino in periodi di crisi climatiche come l’attuale che dovrebbero spingere ad aprire un dibattito serio su tutte queste tematiche, ascoltando le richieste che arrivano sempre più pressanti dal mondo dei lavoratori.
È proprio di ieri un primo segnale forte, in questa direzione, con la grande manifestazione regionale del manifatturiero toscano. Fortemente voluta dalla base e imposta ai vertici sindacali confederali. Una mobilitazione che ricorre proprio il 9 di luglio, inizio della grande lotta quinquennale dei lavoratori GKN: un classico esempio, come da sempre sottolineano proprio quei lavoratori, di politiche industriali assenti quando non letteralmente asservite alla peggiore speculazione, sia finanziaria che immobiliare. Approfittiamo, peraltro, dell’ occasione per invitare tutte e tutti a partecipare all’importante assemblea del 12 luglio a Villa Montalvo di Campi Bisenzio.
Da oggi, tutte queste contraddizioni dovranno emergere. I lavoratori e le loro RSU, così come hanno costretto i vertici confederali a una mobilitazione politica, dovranno coordinarsi in maniera permanente (anche coinvolgendo il sindacalismo di base, purtroppo assente) in modo da spingere sia le dirigenze sindacali che quelle politiche regionali ad assumere tutti quei provvedimenti che vadano incontro agli interessi reali dei lavoratori e delle masse popolari.
Come Partito dei CARC esprimiamo la nostra piena solidarietà alla famiglia, ai colleghi e ai conoscenti dell’operaio ucciso ieri in una azienda edile a Sesto Fiorentino. Sosteniamo il protagonismo e la mobilitazione di tutti coloro che fin da oggi vogliono organizzarsi per mettere fine agli effetti più catastrofici del sistema sociale capitalista: cacciando il governo della guerra e sostituendolo con uno determinato ad attuare le parti progressiste della Costituzione del 1948.
Partito dei CARC (Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo) – Sesto Fiorentino

