“Capitano per sempre”: al via il torneo di subbuteo in memoria di Davide Astori

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Da sinistra: Alessandro Zampieri, Massimo Cervelli, Damiano Sforzi, Alessandro Guetta

Non è ancora passato un anno da quel tragico 4 marzo, da quella notte in cui il cuore del capitano viola Davide Astori smise di battere in un hotel di Udine. Con l’avvicinarsi della triste ricorrenza, nel fine settimana tutta la Serie A dedicherà un tributo alla memoria di DA13.  A Sesto Fiorentino il Subbuteo Club North Florence ha organizzato il trofeo “Capitano per sempre“, con 64 partecipanti, in programma sabato 2 e domenica 3 marzo alla biblioteca Ernesto Ragionieri.

Il subbuteo, negli ultimi anni, è diventato una realtà nel campo dell’associazionismo, soprattutto in Toscana – afferma l’addetto stampa del North Florence Alessandro Zampieri -. Sta vivendo una nuova giovinezza. Rimane comunque un interesse di nicchia, dunque il fatto di avere il Museo Fiorentina come partner è per noi motivo di orgoglio. Il nostro Club esiste da un decennio, e ad oggi conta 30 soci; qualche anno fa il gruppo è cresciuto e si è iniziato a tessere una tela, convinti che col subbuteo si possano riscoprire quei valori di amicizia, di contatto e di legame che si sono andati perdendo con la moderna tecnologia: oltre il gioco, anche il coinvolgimento e la condivisione.
C’è anche un aspetto modellistico: i soci, per la maggior parte, si costruiscono da soli le squadre con cui giocano. Astori si è inserito nella città di Firenze e ha subito acquisito quella fiorentinità, quel viola dentro che ce lo ha fatto entrare nel cuore. Era legato a Cure to Children, per cui l’incasso della manifestazione di domani andrà a loro. Questa è la seconda edizione, la prima andò in scena pochi giorni dopo la morte del capitano”.

Damiano Sforzi, assessore allo Sport e vicesindaco, ha aggiunto:
Ho sempre visto il subbuteo come qualcosa di divertente, ma non mi ero mai appassionato, non lo avevo mai visto come uno sport, un’attività sportiva. I giocatori di subbuteo hanno a cuore ogni particolare, è una cosa incredibile. La socialità caratteristica del subbuteo purtroppo si è persa: il calcio in punta di dito risponde all’esigenza di stare insieme, questo è molto importante. Qui a Sesto l’ex manifattura Ginori ha prodotto sport fin da gli albori, è il luogo giusto per promuovere il subbuteo”.

Nel video qui sotto un’importante considerazione di Sforzi su Astori:

Infine è intervenuto Massimo Cervelli, del Museo della Fiorentina, che ha curato una deliziosa mostra all’interno della biblioteca dedicata ai bomber gigliati, i giocatori che con i loro gol hanno fatto esultare migliaia di cuori viola.
Il subbuteo era stato dichiarato morto col nuovo millennio, per troncare col passato, con il vecchio. Ora, non è che bisogna ritenere a oltranza che prima si stava meglio, ma non bisogna neanche, come si rischia di fare, dimenticare la storia. Senza memoria della storia non si può progettare il futuro, si resta intrappolati nella bolla del presente, alla mercè del lavoro senza valore.
Il subbuteo rappresentava il valore del faccia a faccia, dello stare insieme, del c’è chi vince e c’è chi perde, della cultura della sconfitta. E questo si affiancava al calcio di strada, che manca anche quello oggi. Lo diceva Crujiff, il più grande giocatore europeo di tutti i tempi: se non si fanno giocare i bambini in strada, questi non acquisiranno i valori fondamentali della vita, e di conseguenza dello sport. Quando un bambino comincia a giocare a calcio deve divertirsi, senza le imbrigliature tattiche che si tende a dare. Fino ai 13 anni bisognerebbe far interpretare tutti i ruoli, per far conoscere tutte le situazioni; poi c’è l’elemento genitori, che spesse volte scaricano sulla partita del bambino le frustrazioni della settimana. Nel calcio di strada non c’è la pressione dei genitori.
L’appuntamento di subbuteo del North Florence diventa un appuntamento culturale. Astori lo abbiamo scoperto da morto, perché lo star system mette in luce solo gli eccessi dei vari Icardi, Ronaldo, Nainggolan. Davide Astori non era solo un calciatore, era molto concentrato anche sulla vita fuori dal campo, era un esempio, ma non veniva reclamizzato. Il subbuteo insegna proprio questi valori: sapere con chi giochi, assumere la cultura della sconfitta. Il calcio va rappresentato come strumento di integrazione, di crescita e di insegnamento; è un linguaggio universale e come tale va usato a livello educativo.
Il Museo della Fiorentina, nato una decina di anni fa, è una scommessa. Non abbiamo ancora una sede adeguata alla grandezza della Fiorentina. Abbiamo però tutto ciò che è rimasto della Viola di Cecchi Gori, assegnatoci dal giudice fallimentare. La nostra è un’istituzione culturale: la Fiorentina è una presenza che si ritrova a tavola, fa parte della nostra vita come fiorentini ed entra nelle nostre passioni. Noi pertanto non siamo i depositari della storia, ma condividiamo la passione. La Fiorentina ha vinto meno di altre squadre, ma magari ha dato altri valori. Un trofeo qui, dicono in tanti, vale dieci altrove.
Se capisci da dove vieni, riesci a capire il presente e a prevedere il futuro.
Propongo oggi al North Florence di realizzare una nuova squadra di subbuteo: quella della Fiorentina Women”.

FEDERICO TARGETTI

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