Hans-Joachim Staude, un pittore europeo a Firenze

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Firenze e i fiorentini in primo piano. Nelle opere di Hans-Joachim Staude la città del Giglio si riscopre in tutti i suoi scorci e personaggi, impressa sulle tele dagli occhi curiosi di un artista che ne è stato affascinato così profondamente da sceglierla per metterci radici.

Hans-Joachim Staude è stato uno dei pittori germanici più interessanti del XX secolo. Per riscoprire la ricchissima produzione di questa figura, poco conosciuta dalle nuove generazioni, il figlio Jakob (detto Jacopo dagli amici in Italia) ha curato, insieme a Francesco Poli ed Elena Pontiggia, un accurato volume edito da Centro Di e intitolato Hans-Joachim Staude (1904-1973). Un pittore europeo in Italia.

Il libro – racconta Jacopo, astronomo del Max Planck Institut a Heidelberg in Germania – raccoglie i frutti di una mostra e di un convegno di studiosi italiani e tedeschi che, insieme a mia sorella Angela (moglie di Tiziano Terzani, ndr) organizzammo nel 2015 in collaborazione con la Fondazione Giorgio Cini a Venezia sull’Isola di San Giorgio Maggiore. Il volume è il risultato di un impegnativo lavoro di messa a fuoco storica e di revisione critica della figura e dell’opera di nostro padre. Ad analizzarla e raccontarla c’è anche chi l’aveva conosciuto e, grazie alla disponibilità di Francesco Poli ed Elena Pontiggia, siamo riusciti a riunire davvero tante testimonianze che descrivono in modo completo questa figura”.

Il libro è stato presentato al Gabinetto Scientifico Letterario Viesseux il 26 ottobre scorso a Firenze in un incontro tenutosi nella Sala Ferri di Palazzo Strozzi. All’evento hanno partecipato, oltre ai curatori, anche gli autori Susanna Ragionieri e Carlo Sisi che hanno countribuito dei testi. Molti altri autori di prestigio hanno dato al libro il loro contributo: Pasquale Gagliardi, Nicoletta Colombo, Monica Vinardi, Nico Stringa, Lorella Giudici, Dario Paolini e i tedeschi Thomas Baumeister e Reinhard Wegner. Nel volume è pubbicata anche un’intervista che Neera Fallaci fece a Staude nella primavera del 1973 quando la scrittrice stava lavorando alla biografia di don Lorenzo Milani che nel 1941, prima della sua conversione e della sua entrata in seminario, era stato allievo di pittura di Staude.

La vita di Hans-Joachim Staude è ricca di spunti per le sue peregrinazioni, prima tra Haiti e la Germania, poi in Italia dove, appena ventenne, aveva scelto Firenze come luogo definitivo di elezione. E lo è anche per gli incontri che ha fatto, fra cui spicca quello con il giovane Lorenzo Milani, di cui Neera Fallaci gli chiede nella sua intervista. “Era un allievo di grande talento e quando lo rivide in tonaca – racconta Jacopo – ne fu estremamente sorpreso: gli chiese come mai avesse deciso così. ‘È tutta colpa tua! – fu la stupefacente risposta di Lorenzo – Tu hai parlato di cercare sempre l’unità, di cercare l’essenziale, di semplificare, di vedere le cose nel loro insieme. E a me non basta di fare questo su un pezzo di carta. Io ho voluto regolare la mia vita in questo senso’. In seguito si sono rivisti raramente; solo qualche volta mio padre è andato a trovarlo mentre insegnava ai suoi ragazzi, a San Donato prima e Barbiana poi, ed erano in ottimi rapporti. Ai tempi della scuola popolare a San Donato, una volta don Lorenzo gli chiese di andare e di fare ai suoi ragazzi una conferenza sulla fuga di Bach. E mio padre restò affascinato di quella curiosità, quell’avidità di capire che trovò in loro… una cosa per lui indimenticabile”.

Un altro incontro speciale è certamente quello con Maja Einstein, sorella di Albert, che negli anni fra il 1922 e il 1939 ha vissuto tra Colonnata e Quinto Alto, a Sesto Fiorentino. “Il fondamento di questa amicizia fu la musica – racconta ancora Jacopo – e specialmente quella suonata da loro due a quattro mani sul pianoforte che Albert regalò a sua sorella nel 1931. Infatti Maja, alla sua partenza forzata nel ’39, lasciò il pianoforte proprio a mio padre, che suonava ogni sera e si dilettava anche a comporre musica. Dopo la morte di lui nel 1973, il pianoforte rimase nella nostra famiglia, finché nel giugno 2016 lo affidammo agli astrofisici dell’osservatorio di Arcetri, luogo dove regolarmente si tengono anche eventi concertistici, e già lo hanno suonato prestigiosi pianisti come Luisa Valeria Carpignano e Ferdinando Mussotto”.

Nell’introduzione del volume Hans-Joachim Staude (1904-1973). Un pittore europeo in Italia, Francesco Poli ed Elena Pontiggia scrivono: “Staude è un pittore tedesco tra i più interessanti – e in un certo senso tra i più ‘eccentrici’ – della sua generazione. (…) La sua stretta connessione con la pittura del Novecento italiano, da Ardengo Soffici a Felice Carena, nel quadro del classicismo moderno fra le due guerre, fa di Staude forse il più ‘italiano’ fra i pittori tedeschi. (…) Di notevole valore è anche la sensibile e intensa produzione figurativa, molto solitaria e appartata, che Staude ha sviluppato nel secondo dopoguerra”.

Per comprendere appieno tutti i retroscena della vita di questo sensibilissimo artista è indispensabile anche gustarsi la lettura del racconto biografico delicato e ricco di particolari, che Angela Staude fa del padre sul sito www.staude.it. Eccone un brevissimo assaggio: “Nel 1917 vede la prima grande mostra di Edvard Munch ad Amburgo e inizia a disegnare. Affascinato dall’espressionismo tedesco, che con la sua rappresentazione dell’universo interiore apre nuove prospettive alla pittura. Nel 1920, sedicenne, decide di diventare pittore”.

A pochi mesi dalla mostra che La Soffitta Spazio delle Arti – la storica galleria del Circolo Arci-Unione Operaia di Colonnata a Sesto Fiorentino – ha dedicato a don Lorenzo Milani, ecco che torna in primo piano anche la figura di quello che fu il suo primo maestro, d’arte appunto, che lo ha involontariamente indirizzato tra le braccia del “grande Architetto dell’universo”. A Staude sarà dedicata prossimamente una rassegna espositiva proprio da La Soffitta Spazio delle Arti a Colonnata.

La Soffitta Spazio delle Arti

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