10 febbraio 1986 – Omicidio di Lando Conti

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Firenze 365

Firenze 365, la rubrica curata da Daniele Niccoli, autore del libro omonimo edito da apice Libri 

Fatti e aneddoti legati alla storia della città di Firenze raccontati giorno per giorno

Un aiuto per conoscere la nostra semenza e per intuire il nostro futuro.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti
me per seguir virtute e canoscenza   (Dante, Inferno, canto XXVI)

10 febbraio 1986 – Omicidio di Lando Conti

 

Alle cinque del pomeriggio del 10 febbraio 1986, Lando Conti, ex sindaco repubblicano di Firenze, stava percorrendo via faentina per recarsi al Consiglio Comunale quando, all’altezza del Ponte alla Badia, fu affiancato da una Opel Rossa sulla quale viaggiava un gruppo di terroristi che lo colpì a morte con una raffica di mitraglietta Skorpion, la stessa arma era la stessa che un anno prima aveva ucciso il professor Ezio Tarantelli. L’omicidio fu rivendicato tramite un volantino e una dichiarazione di Barbara Balzerani, dalle Brigate Rosse – Partito Comunista Combattente. La sigla è la stessa che in seguito fu utilizzata per rivendicare la strage di via Prati e gli omicidi di Roberto Ruffilli, Massimo D’Antona e Marco Biagi. All’ex sindaco di Firenze i brigatisti rimproveravano sia il possesso di una quota azionaria (0,213%) della Sma, un’azienda del gruppo Efim con sede e stabilimento a Firenze che produceva radar e sistemi di guida per missili sia la collaborazione con il ministro, definito guerrafondaio, Giovanni Spadolini.

 

Il 10 Febbraio 1986 un nucleo armato
della nostra Organizzazione
ha giustiziato Lando Conti, dirigente della SMA
e stretto collaboratore del ministro della guerra,
il porco sionista Spadolini       (Brigate Rosse-Partito Comunista Combattente)

 

Durante il mandato di sindaco Conti ebbe modo di incontrare i dissociati di Prima Linea durante un processo che si svolgeva a Firenze. L’area più intransigente delle Brigate Rosse potrebbe aver considerato anche questo come un gesto di sfida da punire con la morte che sarebbe servita anche da monito per i sempre più numerosi pentiti dell’estremismo rosso.

Il Pubblico Ministero Gabriele Chelazzi, che si occupò del caso, ipotizzò che del gruppo di fuoco facessero parte almeno otto persone, ma per quell’omicidio sono stati condannati all’ergastolo soltanto Michele Mazzei, Fabio Ravalli e Maria Cappello, mentre trent’anni di reclusione sono stati inflitti a Marco Venturini. Nell’inchiesta sono entrati anche altri noti brigatisti come Nadia Desdemona Lioce, Roberto Morandi e Simone Boccaccini, ma nel 2009 a ventitré anni dall’omicidio, la Procura di Firenze ha dovuto archiviare il procedimento non essendo state trovate prove sufficienti per incriminare gli altri brigatisti.

Il 9 maggio 2014 il Comune di Firenze per ricordare l’ex sindaco ha intitolato a suo nome un giardino in via Carlo Magno in prossimità del nuovo Palazzo di Giustizia.

 

DANIELE NICCOLI

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