13 gennaio 1954 – Accordo per la Pignone

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Firenze 365

Firenze 365, la rubrica curata da Daniele Niccoli, autore del libro omonimo edito da apice Libri 

Fatti e aneddoti legati alla storia della città di Firenze raccontati giorno per giorno

Un aiuto per conoscere la nostra semenza e per intuire il nostro futuro.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti
me per seguir virtute e canoscenza   (Dante, Inferno, canto XXVI)

13 gennaio 1954 – Accordo per la Pignone

 Il problema della concorrenza cinese esisteva già negli anni ’40 del XIX secolo. Se ne rese conto l’imprenditore lastrigiano Pasquale Benini che, impegnato nell’inflazionata industria della paglia, fu costretto a diversificare le sue attività. Nel 1842 fondò la Società Anonima Fonderia del Pignone che trovò sede nell’omonimo rione di là d’Arno. Qualche anno più tardi l’azienda divenne famosa per la realizzazione, su progetto di Eugenio Barsanti e Felice Matteucci, del primo motore a scoppio. Durante la prima guerra mondiale l’azienda si sviluppò enormemente e si trasferì nella zona di Rifredi. Anche durante la seconda guerra mondiale l’azienda fu coinvolta nella produzione bellica, ma fu pesantemente danneggiata dai bombardamenti alleati. Nel dopoguerra si tentò la via della riconversione industriale, ma gli esiti furono negativi. Nel novembre 1953 la società proprietaria, la SNIA Viscosa, annunciò la chiusura degli stabilimenti. Gli operai, ribellandosi alla decisione, occuparono la fabbrica e tutta la cittadinanza si mobilitò in una gara di straordinaria solidarietà. Il diciannove dello stesso mese il Consiglio Comunale costituì un fondo di solidarietà per i lavoratori, ma per la soluzione della questione fu decisivo l’intervento diretto del sindaco Giorgio La Pira che si rivolse sia al mondo cattolico sia a quello politico.

 

Qui c’è da salvare qualcosa di più saldo: la fiducia nella democrazia

 

Celebri furono i contrasti con Amintore Fanfani. Don Sturzo arrivò addirittura a definire comunista-statalista il sindaco di Firenze ma La Pira non si perse d’animo. Secondo i racconti dell’epoca sarebbe stata una surreale telefonata alle cinque di mattina al presidente dell’ENI Enrico Mattei a sbloccare la situazione:

 

– Enrico, mi devi salvare la Pignone, ci sono 2000 operai che rischiano la disoccupazione!
– Ma io mi occupo di petrolio
– Me lo ha detto la Madonna
– Non vi sarete capiti male?

 

Gli sforzi di La Pira non furono vani. Il 13 gennaio 1954 l’ENI comunicò 1’acquisto della vecchia fonderia che cambiò denominazione in Nuovo Pignone- Industrie Meccaniche e Fonderie S.p.A. La nuova azienda, grazie all’opera di tecnici e dirigenti illuminati come Pier Luigi Ferrara, si specializzò nella produzione di apparecchiature per l’industria del petrolio, soprattutto compressori e turbine. Dal 1993 fa parte della società General Electric, la prima compagnia al mondo per importanza secondo la classifica stilata da Forbes nel 2009.

Daniele Niccoli

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