14 luglio 1944 – Battaglia degli Scollini

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Cippo degli Scollini

Firenze 365, la rubrica curata da Daniele Niccoli, autore del libro omonimo edito da apice Libri 

Fatti e aneddoti legati alla storia della città di Firenze raccontati giorno per giorno

Un aiuto per conoscere la nostra semenza e per intuire il nostro futuro.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti
me per seguir virtute e canoscenza   (Dante, Inferno, canto XXVI)

14 luglio 1944 – battaglia degli Scollini

Nell’estate del 1944 i partigiani intorno a Firenze, ormai così numerosi da formare una Divisone, si spostarono sul Pratomagno per preparare la liberazione di Firenze. Alcune piccole formazioni avendo perso i contatti con il grosso delle truppe si riorganizzarono invece sul Monte Morello dando vita alla Brigata Fanciullacci guidata dai fratelli Cosi

Nella mattinata del 14 luglio, proprio per stanare questa formazione, fu condotta un’operazione di rastrellamento da parte dei militari tedeschi.

Un gruppo di partigiani ricevuta la notizia che i contadini della zona erano minacciati dai nazisti e che uno di essi, Emiliano Cresci, era stato ucciso decisero di scendere verso i Seppi. Giunti in prossimità degli Scollini furono però sorpresi dal fuoco nemico.

Secondo la testimonianza del partigiano Leandro Agresti (Marco) più che una battaglia fu un’esecuzione visto che i nazifascisti aspettavano con le mitragliatrici spianate la colonna partigiana in una zona che allora, a differenza di adesso, era priva o quasi di vegetazione.

Al termine dello scontro a fuoco rimasero sul terreno undici partigiani: Egizio Fiorelli (Baffo), Lando Stefani (Agnellone), Raffaello Biancalani (Macchi), Aristodemo Poli (Prato), Osvaldo Monselvi (Bando), Roberto Lumini (Tom), Emilio Sarti (Stracchino), Pietro Ferrantini (Stoppa), Pietro Buganelli (Gnagnero), Silvano Mazzoni (Scorza) e Corrado Frigidi (Corrado).

Si salvò solo Silio Fiorelli (Saltamacchie) che inizialmente fu protetto da un rialzo del terreno e poi, approfittando della polvere sollevata dalle bombe a mano, riuscì ad allontanarsi strisciando fra gli arbusti senza mai alzarsi in piedi.

Secondo la testimonianza rilasciata alla figlia da Fernando Bucelli (Grillo), anche lui si sarebbe miracolosamente salvato. Era stato inviato a Sesto per gli approvvigionamenti, ma, una volta arrivato a Morello si sarebbe insospettito perché le sentinelle non avevano risposto al segnale convenzionale, il verso del grillo. Il tempo di rendersi conto del pericolo che si scatenò l’inferno.

Grillo e Marco hanno sempre convenuto sull’ipotesi del tradimento.

Lo stesso giorno su Monte Morello i nazi-fascisti uccisero anche: Nello Braccesi (Biondo), Alfredo Landi (Medoro), Tullio Viligiardi (Capretto),  e Amedeo Barbieri.

Daniele Niccoli

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