21 luglio 1501 – Impiccagione di Antonio Rinaldeschi

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Firenze 365, la rubrica curata da Daniele Niccoli, autore del libro omonimo edito da apice Libri 

Fatti e aneddoti legati alla storia della città di Firenze raccontati giorno per giorno

Un aiuto per conoscere la nostra semenza e per intuire il nostro futuro.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti
me per seguir virtute e canoscenza   (Dante, Inferno, canto XXVI)

21 luglio 1501 – Impiccagione di Antonio Rinaldeschi

Antonio Rinaldeschi apparteneva a una famiglia di commercianti che sul finire del Quattrocento si era trasferita da Prato a Firenze. Era un uomo dedito al gioco e al vino. Il 21 luglio del 1501 decise di dedicarsi ai suoi passatempi preferiti presso l’osteria del Fico nel chiasso degli Agolanti (l’attuale piazza del Giglio).

Dopo aver perso una grossa somma di denaro al gioco dei dadi, ubriaco e mezzo nudo, uscì dalla taverna e, barcollando, iniziò a girovagare per le vie attorno al Duomo imprecando e bestemmiando. Una volta giunto in un piccolo vicolo posto lateralmente alla chiesa di Santa Maria degli Alberighi notò un tabernacolo con un affresco dell’Annunciazione, raccolse dello sterco per terra e lo lanciò verso l’immagine della Vergine.

Alcuni cittadini che avevano assistito con disgusto alla scena decisero di denunciarlo agli Otto di Balia che lo fecero imprigionare al Bargello e processare per oltraggio. La condanna fu esemplare e rapida. Erano ancora troppo recenti le prediche di Savonarola per non considerare il gesto come una gravissima offesa alla città.

A niente valsero le suppliche e il pentimento: Rinaldeschi fu condannato a morte. Chiese e ottenne però di essere giustiziato direttamente al Bargello per evitare di essere linciato durante l’attraversamento della città. La sera stessa dell’arresto fu defenestrato, cioè impiccato alle finestre del palazzo. L’esecuzione avrebbe dovuto servire da monito ai tanti che a quei tempi avevano il vizio del gioco e la consuetudine alla bestemmia.

detto dì fu impichato alle finestre del Chapitano,
e lasciato stare morto,
e così inpichato insino alla mattina vengniente (Giovanni Landi)

La rapidità con cui fu fatta giustizia e la necessità di riparare all’offesa indussero i fiorentini a costruire una Chiesa in cui potesse essere conservata l’immagine sacra. L’operazione godette del patrocinio della famiglia Ricci e si completò nel 1508 con la realizzazione lungo il Corso della Chiesa di Santa Maria de’Ricci.

Più recentemente, a ricordo dei fatti, un tabernacolo con una copia dell’Annunciazione è stato realizzato in piazza del Capitolo in prossimità dell’originale collocazione dello stesso dipinto.

Nella Chiesa di Santa Maria de’ Ricci è conservata anche una copia di una tavola dipinta da Giovanni Dolciati, che, suddivisa in nove riquadri, mostra la sequenza della triste storia del Rinaldeschi. L’originale si trova al museo Stibbert.

DANIELE NICCOLI
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