31 marzo 1376 – La scomunica di Papa Gregorio XI

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Firenze 365, la rubrica curata da Daniele Niccoli, autore del libro omonimo edito da apice Libri 

Fatti e aneddoti legati alla storia della città di Firenze raccontati giorno per giorno

Un aiuto per conoscere la nostra semenza e per intuire il nostro futuro.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti
me per seguir virtute e canoscenza   (Dante, Inferno, canto XXVI)

31 marzo 1376 – La scomunica di Papa Gregorio XI

Nel 1375 la Santa Sede era in procinto di trasferirsi da Avignone a Roma e Papa Gregorio XI era motivato nel voler ricostruire uno Stato della Chiesa forte ed esteso. Per questo aveva assoldato Giovanni Acuto, condottiero che aveva il compito di vincere le eventuali resistenze.

In quei mesi Firenze viveva uno dei periodi più difficili della sua storia. Stremata dalla carestia e dalle conseguenze della peste che in otto mesi aveva mietuto ben 70.000 vittime aveva dovuto chiedere aiuto a Bologna, ma il legato pontificio di quella città aveva declinato seccamente. La volontà del papa era quella di fiaccare la resistenza della città e per questo inviò in Toscana le truppe di Giovanni Acuto.

Per rivalsa i fiorentini fomentarono alla rivolta altre città del Nord e del Centro Italia e, una volta di più gli Stati italiani si trovarono l’uno contro l’altro. Per fronteggiare la crisi a Firenze fu creata la magistratura degli Otto di Guerra detti anche Otto Santi per sottolineare la legittimità morale del loro operato.

La guerra che ne conseguì prese il nome proprio da loro. Gregorio XI scomunicò i fiorentini determinando l’estinzione dei debiti che il Papa aveva nei loro confronti e la confisca dei beni dei fiorentini residenti alla corte papale di Avignone. Nonostante questo gli abitanti della città del fiore si rifiutarono di deporre gli Otto di Guerra, come era desiderio del Papa, e, anzi, non si peritarono a portare dalla loro parte, nel 1377, Giovanni Acuto.

A quel punto fu il Pontefice a sollecitare la pace, ma gli Otto di Guerra risposero tassando il clero locale e obbligando i sacerdoti fiorentini ad officiare la Messa. La guerra si concluse solo con la morte di Gregorio XI, la revoca dell’interdetto e una tassa di trecentocinquantamila fiorini che i fiorentini pagarono solo in parte.

Al termine della guerra la magistratura fu ribattezzata Otto di Balia e assunse il compito di emettere ordinanze necessarie al mantenimento dell’ordine pubblico. Dopo il Tumulto dei Ciompi ai notabili furono assegnati solo compiti di polizia giudiziaria e furono ribattezzati Otto di Guardia. Nel 1380 ottennero la totale gestione dell’ordine pubblico e furono definitivamente nominati Otto di Guardia e di Balia.

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I loro bandi, ancor oggi visibili per le strade di Firenze, si riferiscono per lo più a disposizioni di polizia urbana e si possono dividere in quattro gruppi: disposizioni che vietano di sporcare le strade, che vietano i rumori, che vietano i giochi, che regolano la prostituzione.

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Gli spettabili sig.Otto di Gvardia e Balia della città di Firenze per decreto de 22 gena° 1714 proibiscono a tvtte le meretrici descritte al ll.offizio d’abitare nella via di Pepe sotto pena della cattvura et arbitrio dl mag° loro non obbedendo e altre pene imposte nella legge de 31 agosto 1688

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Daniele Niccoli
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