8 ottobre 1552 – La tassa sul macinato

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Firenze 365

Firenze 365, la rubrica curata da Daniele Niccoli, autore del libro omonimo edito da apice Libri 

Fatti e aneddoti legati alla storia della città di Firenze raccontati giorno per giorno

Un aiuto per conoscere la nostra semenza e per intuire il nostro futuro.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti
me per seguir virtute e canoscenza   (Dante, Inferno, canto XXVI)27 marzo 1910 –

8 ottobre 1552 – La tassa sul macinato

La più odiosa fra le tasse, quella sul macinato, fu istituita nel Ducato di Toscana grazie alla legge dell’8 ottobre 1552. Così come le precedenti gabelle sulle farine istituite a Firenze, la tassa avrebbe dovuto avere carattere transitorio per sostenere le spese militari.

Nel caso specifico Cosimo I era in procinto di sferrare l’attacco decisivo contro Siena e aveva bisogno di fondi per armare l’esercito e fortificare la città. La Gabella generale sopra le farine in realtà rimase in vigore per 126 anni e divenne una delle principali voci di entrata dello Stato.

La riscossione era garantita dai camarlinghi, funzionari statali che erogavano una polizza a tutti quelli che volevano macinare il grano o altre biade. Nel 1670 il sistema delle polizze fu abolito e l’imposta indiretta divenne una tassa personale diretta, cioè si pagava sulla base delle bocche da sfamare. Quest’ultime erano conteggiate attraverso i boccaioli cioè le dichiarazioni ufficiali rilasciate dai capofamiglia circa il numero dei componenti del nucleo familiare.

La legge sul macinato fu riproposta nel 1869, nel neonato Stato unitario, dalla Destra storica che proprio grazie all’esercizio di un pesante fiscalismo fu in grado di annunciare, nel 1876, il pareggio di bilancio. Il provvedimento sul macinato non mancò di suscitare proteste e disordini che furono prontamente sedati dalla repressione esercitata dagli uomini del generale Raffaele Cadorna. Al resto ci pensò la stampa governativa che mistificò la realtà attribuendo la responsabilità dell’accaduto a non meglio precisati sobillatori. La Nazione del 6 gennaio 1869 per esempio dichiarava che

i disordini sono provocati da mestatori politici, i quali fanno credere ai contadini che la nuova tassa sia una invenzione del governo per affamare la povera gente; infatti laddove, come nel Mezzogiorno, l’imposta sul macinato è già conosciuta, poiché era in vigore sotto i cessati regimi, i contadini si mantengono più che tranquilli

Analisi quanto meno bizzarra visto che proprio la sollevazione contro la tassa sul macinato rinvigorì il fenomeno del brigantaggio nel sud dell’Italia.

In definitiva l’originale idea di tassare un bene di prima necessità come la farina non conferisce molto onore ai fiorentini. La tassa, infatti, fin dalla sua ideazione colpì soprattutto i contadini più poveri, quelli che producevano farina per il consumo familiare e non per motivi di lucro.

Per loro tutte le tasse erano un dramma catastrofico; per il macinato si aggiungeva l’odiosità immediata (Antonio Gramsci)

Daniele Niccoli

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