“La precarietà uccide la ricerca”, Flash mob al CNR di via Madonna del Piano

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La precarietà del lavoro al CNR riguarda una platea nazionale stimata lo scorso anno in circa quattromila lavoratrici e lavoratori – pari a un terzo del personale complessivo dell’Ente – molti dei quali già giunti alla scadenza del proprio contratto. Negli atti approvati negli scorsi mesi da amministrazioni regionali e comunali di diversa appartenenza politica, si evince come questa condizione non rappresenti soltanto un’urgente questione occupazionale e sociale che il Paese non può eludere, ma investa direttamente la capacità del sistema pubblico della ricerca di garantire continuità scientifica e di preservare competenze costruite nel tempo anche attraverso ingenti investimenti pubblici, inclusi quelli collegati al PNRR. Prendiamo atto della positività dei recenti sviluppi relativi all’applicazione parziale dell’art. 20 del decreto legislativo 75/2017, che hanno però consentito la stabilizzazione di soli 185 lavoratori su 691 unità in totale (≈27%) in possesso dei requisiti (cosiddetti idonei Comma 1 Legge Madia), distribuite in tutto il territorio nazionale. Una quota rilevante di lavoratrici e lavoratori in possesso dei requisiti previsti dalla normativa resta quindi oggi esclusa dalla stabilizzazione secondo la legge, mentre il personale il cui contratto è già cessato non ha prospettive di riprendere il lavoro.

È importante sottolineare che molti di questi lavoratori e lavoratrici hanno già superato numerose prove selettive, e vantano una lunga esperienza di carriera, svolta all’interno del CNR o in Università o altri Enti di Ricerca italiani. Altri invece sono rientrati dall’estero in seguito alle opportunità offerte dal PNRR, e si ritrovano oggi nuovamente in una condizione di incertezza, con il rischio concreto della conseguente dispersione di professionalità altamente qualificate. Parallelamente, una quota significativa di giovani continua ad espatriare alla ricerca di opportunità più solide.

Le risorse stanziate nelle precedenti leggi di bilancio, in seguito alla forte sensibilizzazione sul tema ed alle mobilitazioni da parte dei sindacati confederali insieme al movimento dei Precari Uniti, rappresentano un primo elemento utile ad affrontare il problema. Resta però evidente come i risultati raggiunti, pur significativi, non siano lontanamente sufficienti a dare una risposta complessiva alla dimensione del problema. Serve una risposta adeguata rispetto alle attese di tutto il personale coinvolto e dei territori che da quel lavoro scientifico traggono benefici concreti.

Permane inoltre una forte incertezza anche sulla prospettiva di una programmazione volta ad evitare che il precariato continui a riprodursi strutturalmente nel principale ente pubblico di ricerca del Paese. A ciò si aggiunge la necessità che, nell’utilizzo degli strumenti contrattuali a termine disponibili, sia privilegiato il ricorso a forme che assicurino adeguate condizioni economiche, diritti e tutele, evitando che esigenze temporanee o progettuali continuino a tradursi prevalentemente in rapporti caratterizzati da minori garanzie e da una persistente fragilità professionale.

Come Precari Uniti porteremo avanti la nostra lotta, per il nostro futuro e per quello dell’intero Paese. L’8 luglio, in diverse sedi del CNR avranno luogo dei Flash Mob per sensibilizzare sulla tematica. L’idea è rappresentare in modo visivo quello che sta accadendo da anni: centinaia di ricercatrici e ricercatori formati con risorse pubbliche stanno venendo espulsi dal sistema perché i finanziamenti straordinari finiscono e non vengono sostituiti da risorse strutturali. Questi ricercatori rappresentano la nuova generazione di scienziati italiani, che il nostro paese sta cacciando via: è il suicidio della ricerca italiana. Vedrete manichini e fantocci che simuleranno la morte della ricerca precaria: alcuni appesi con cartelli come “ricercatore precario”, “ricerca italiana” o “ricerca precaria”, altri precipitati a terra con un paracadute di fortuna con la scritta PNRR che non si è aperto, a rappresentare una ricerca tenuta in piedi da finanziamenti temporanei e senza prospettive. In alcune sedi ci saranno anche piccoli cortei funebri con libri, provette, tesi e altri simboli del lavoro scientifico interrotto. Non vogliamo rappresentare soltanto il dramma personale di chi rischia il posto di lavoro. Il messaggio è più ampio: quando si perdono queste professionalità non scompare solo un contratto, ma anni di esperienza, competenze e investimenti pubblici. È un pezzo di ricerca italiana che viene lasciato morire, ed il pezzo più importante, perché rappresenta il futuro. Per questo abbiamo scelto immagini forti: vogliamo rendere visibile, umano e di impatto quello che ormai da anni raccontiamo con i numeri dei precari, degli scarsissimi finanziamenti, dei contratti che scadono.

Movimento dei Precari Uniti CNR

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