Ieri tutta la politica locale ha sfilato per l’ennesimo, dispendioso taglio del nastro alle Croci: un vascone in lamiera da 120.000 litri spacciato per svolta contro gli incendi boschivi. Un’operazione di pura facciata che rischia di fare la fine del Serrone, l’invaso costato alla collettività oltre un milione di euro, mai manutentato e abbandonato al degrado subito dopo l’inaugurazione.
Siamo davanti a un corto circuito logico e politico intollerabile. Alla mia interrogazione di un anno fa sull’abbandono del Serrone, la giunta si è giustificata con una risposta disarmante: l’invaso non serviva più perché c’è il lago di Bilancino. Se Bilancino è sufficiente, per quale motivo oggi si spendono altri soldi dei cittadini per una nuova struttura a pochi chilometri di distanza? Chi gestirà la manutenzione e i costi di approvvigionamento? Tecnicamente, queste strutture esterne funzionano solo se costantemente alimentate e pulite: senza una rete idrica dedicata e un piano di manutenzione del telo e delle acque, quel vascone diventerà solo un ammasso di lamiera e acqua stagnante, del tutto inutile per i mezzi di soccorso.
La gestione del rischio incendi e delle opere pubbliche a Calenzano è una catena di fallimenti storici che parte da lontano, in un paese dove la memoria è ormai una cosa rara. Già cinquant’anni fa, con la Calvana costantemente in fiamme, la lungimirante proposta di un vecchio geometra del comune per un bacino idrico nella zona di Fisciano venne politicamente bloccata dall’allora PCI. Quindici anni fa ci hanno riprovato con il Serrone: sono bastate l’inerzia e l’incapacità degli enti a vanificare un milione di euro investito, quando sarebbero bastati ordinari interventi di dragaggio per mettere in sicurezza il territorio.
Ma la memoria corta è un vizio cronico di chi ci amministra. Qualcuno si ricorda del progetto della piscina di Torri, realizzata sulla famosa discarica “bonificata”, se così si può dire, e poi abbandonata al suo destino? Oggi l’area è blindata e chiusa al pubblico, ma da un controllo che ho effettuato tramite immagini satellitari, la realtà è impietosa: quello che doveva essere un presidio antincendio è ridotto a un vascone arrugginito, stracolmo di melma verde. Una pozza stagnante che, se va bene, potrebbe servire a spegnere un caminetto, non certo un incendio boschivo. È questo il destino che attende anche la nuova struttura delle Croci?
In un momento drammatico per le casse pubbliche, questa maggioranza continua a confondere la prevenzione con la propaganda. Invece di tutelare davvero i nostri boschi e attuare soluzioni strutturali, si preferisce spendere soldi per opere utili solo a chi le costruisce e a chi deve monetizzare un briciolo di visibilità politica davanti ai fotografi. I cittadini sono stanchi di pagare di tasca propria l’incompetenza e l’irresponsabilità di chi governa o amministra.
Monica Castro Pivetta
Consigliere Comunale Futuro Nazionale – Calenzano






