La Società Operaia Musicale dei Solerti nacque il 18 novembre 1881 quando i soci fondatori, Pietro Traversi, Paolo Faggi, Palmiro Cecchi, Luigi Banchelli, Pietro Gelli, Emilio Carnesecchi, Pietro Boncinelli, Martino Giachetti, Demetrio Arrighetti e Raffaello Faggi si riunirono per stilare lo statuto cui fece seguito, il 30 novembre successivo, la firma dell’atto di fondazione davanti al notaio Villoresi.
La Società era nata in seguito alla scissione della vecchia banda Municipale causata da dissidi politici. Da una parte i cattolici che, contrari alla politica governativa, avevano dato vita alla Banda dei Bianchi e dall’altra i Solerti animati da forti sentimenti anticlericali.
La separazione fra i due gruppi creò un clima rovente e non mancarono gli scontri. Anche fisici. In un appunto nei suoi Lunari Enrico Giusti descrisse bene la situazione:
Oggi la banda dei Gobbi rinnovò l’uniforme alla processione di Quarto ed al suo ritorno a Sesto fu dall’altro partito fatto dei fischi e scagliato dei sassi1
Peggio ancora andò, secondo Plinio Cirri, il 21 giugno successivo quando a Settimello, in occasione di una festa di beneficienza, fra i membri delle due bande volarono i cazzotti. Il sindaco Carlesi si impegnò per la pacificazione fra le due bande, ma anche il suo tentativo andò a vuoto2.
La banda dei Bianchi trovò sede nei locali dello Sdrucciolo in via Corsi Salviati i Solerti approfittarono invece dell’ospitalità dell’Accademia dei Rinascenti che li accolse in un locale presso il teatro Niccolini dove il 3 aprile 1882 furono effettuate le prime prove3.
Ciò fu possibile grazie all’interessamento di Scipione Pozzi che non appare tra gli ‘scissionisti’ ma che nello Statuto della Banda Municipale approvato dal Consiglio comunale il 22 gennaio 1880 e firmato davanti al notaio Villoresi il 2 febbraio 1880 compariva con il titolo di “capo-banda”. Impossibile capire dai documenti se il Pozzi avesse aderito alla Banda dei Bianchi o avesse invece interrotto la sua attività di musicista.
Per i Solerti si rese necessaria la ricerca di una sede propria. Allo scopo acquistarono un terreno sulla piazza del Mercato (attuale piazza IV novembre) e nel 1882 Pietro Traversi, in qualità di presidente della Società, ottenne il permesso di costruirvi una palazzina ad uso di circolo sul lato di ponente.

Nello spazio acquisito dai Solerti esisteva fin 1867 un’arena appartenente alla Società dei Costanti. Si trattava di una struttura ad anfiteatro con due palchi o gallerie; il palcoscenico era in muratura e coperto da una tettoia a capriate in legno e tegole. I camerini per gli artisti erano in legno4.
La costruzione della palazzina, così come richiesto dal Comune, richiese pochi mesi. Stando alla testimonianza di Enrico Giusti l’inaugurazione avvenne il 16 luglio quando venne allestita una non meglio identificata illuminazione alla veneziana5.
Durante i lavori con ogni probabilità anche lo spazio teatrale fu sostituito da una nuova struttura che ospitò concerti della banda e spettacoli di prosa. Nel frattempo infatti i Solerti si erano consociati con la Società Filodrammatica Sestese che produceva spettacoli teatrali fin dal 26 marzo 1873.
Alla fine di ogni stagione musicale i musicisti della banda dei Solerti erano soliti portare al Monte dei Pegni gli strumenti per ottenere un prestito in attesa di recuperarli alla ripresa delle attività. Si diceva anche metterli in “gobbo”. Questa antica consuetudine fece sì che la formazione fosse conosciuta più come Banda dei Gobbi che non con il nome originale. Stessa sorte toccò alla piazza che gli ospitava. In barba ai tanti nomi che la piazza assunse negli anni (del Mercato, Andrea Costa, IV novembre) i sestesi hanno pervicacemente continuato per tanti anni a chiamarla piazza de’Gobbi.
Nei primi anni ’20 dello scorso secolo, quando la piazza era intitola ad Andrea Costa, la palazzina che ospitava la sede dei Solerti fu restaurata dall’architetto Carlo Vanni. In contemporanea presumibilmente fu risanata anche l’arena che a quel punto poteva disporre di 500 posti a sedere.

Dal 1933 l’Arena fu utilizzata anche per gli spettacoli cinematografici. Fu infatti predisposta una cabina per le proiezioni che rispettava tutte le misure di sicurezza. Nell’occasione i camerini del sottopalco, che erano in legno, furono demoliti e sostituiti con altri in muratura. Il cinema divenne l’attrazione principale tanto che nel 1942 l’Arena, che nel frattempo aveva aumentato a 700 i posti a sedere, venne denominata Cinema Estivo dei Solerti6
Sul finire degli anni ’30 la palazzina dei Solerti fu fatta oggetto di interesse da parte del partito fascista che intendeva farla entrare nel proprio patrimonio immobiliare. Il primo passo in questa direzione fu quello di nominare un fascista alla presidenza della Società. L’obiettivo era quello di ottenere la cessione volontaria da parte dei soci.
Considerata la resistenza che essi opposero furono rispolverati antichi metodi che risultarono più convincenti.
Fu allora che si pensò di organizzare una cena in una trattoria di Sesto con invito perentorio e tassativo a tutti i soci di essere presenti. Alcuni di questi non si presentarono (…) gli altri ingoiarono bocconi amari (…) Qualcuno piazzò un tavolo con sopra un foglio su cui ognuno dei convocati, prima di uscire, era obbligato a firmare l’atto di cessione gratuita8
Il 10 marzo 1940 il settimanale della Federazione provinciale fascista di Firenze, Il Bargello, riportò la notizia, secondo la quale i locali della cessata Società dei Solerti erano diventati proprietà del Dopolavoro comunale9.
Qualche giorno più tardi lo stesso Dopolavoro Comunale fu intitolato a Giuseppe Montemaggi, uno squadrista morto durante i disordini di Sarzana nel 192110. Nel frattempo, in presenza dei campioni dell’epoca, nel giardino era stata inaugurata una pista di pattinaggio11.
La banda, che per anni aveva accompagnato le gite del dopolavoro e partecipato alle cerimonie del fascismo si trovò improvvisamente defraudata della proprietà.
Il 25 luglio 1943, giorno dell’arresto di Mussolini e della caduta del fascismo al cinema estivo dei Solerti pare fosse in scena un film dal titolo poco profetico Stasera niente di nuovo con Alida Valli e Carlo Ninchi12.
Dopo la guerra i membri della Società Musicale dei Solerti manifestarono l’idea di voler tornare in possesso della palazzina e dell’arena.
Durante l’assemblea del 18 febbraio 1945, facendo riferimento alla coercizione subita durante il regime fascista che aveva portato allo scioglimento della Società e al conseguente esproprio del patrimonio i Solerti, con l’idea di ricostituirsi, chiesero al Comune che il maltolto fosse restituito13.
L’amministrazione comunale non accolse l’appello e decise di procedere per vie legali. La disputa in tribunale si risolse con l’assegnazione dei locali al Comune di Sesto Fiorentino14
Le antiche strutture dei Solerti furono affittate al Circolo Fronte della Gioventù. Nella palazzina trovò sede la Polisportiva Sestese mentre il giardino assunse il nome di Lucciola. Iniziò così una stagione nuova in cui gli spettacoli musicali le serate danzanti presero progressivamente il posto agli spettacoli di prosa. Il cambiamento fu così radicale che, all’inizio degli anni ’60, la vecchia arena fu demolita15.

In una parte del giardino fu realizzato un campo di pallavolo dove nell’estate 1950 si disputò una famosa partita fra la sestese e gli Stat Uniti. Quel giorno, per dirla con le parole di un protagonista, c’erano così tante persone ad assistere all’evento che un chicco di panìco non sarebbe potuto cadere in terra16.

La Lucciola divenne uno dei principali luoghi di ritrovo per i sestesi. Gli spettacoli degli artisti in voga negli anni ’60, il ping pong, il juke box, il biliardo, la cirulla nella sala carte sono rimaste nell’immaginario di molti17.
Sul finire degli anni’70 i giovani sestesi iniziarono a organizzarsi in compagnie. La più numerosa aveva come punto di ritrovo proprio la Lucciola18 ma i rapporti con il Circolo non erano più quelli degli anni precedenti. Mancò il senso dell’appartenenza così come mancò il ricambio generazionale fra i volontari. Se aggiungiamo i problemi sempre più stringenti con i vicini e le difficoltà economiche legate alla gestione del Circolo non appare inverosimile la chiusura che infatti sopraggiunse puntuale nel 2012.
L’avventura che era iniziata con i Costanti, proseguita con i Solerti, con il dopolavoro fascista e il Fronte della Gioventù si era conclusa.
Ma come l’araba fenice…
Bibliografia
1 – Enrico Giusti – I lunari (18 giugno 1882) p.101
2 – Plinio Cirri – Banda … a tutto Sesto p.32
3 – Plinio Cirri – Banda … a tutto Sesto p.34
4 -Elvira Garbero Zorzi e Luigi Zangheri, i teatri storici della Toscana: censimento documentario e architettonico, vol.7 Provincia di Firenze, Prato e provincia p.553
5 – Enrico Giusti – I lunari p.101
6 – ACSF-Permessi di costruzione-Filza 1188
7 – ACSF, Sicurezza pubblica, filza 1610 inserto 1 (1928-1942)
8 – Plinio Cirri, Banda… “a tutto Sesto”, p. 38.
9 – Il Bargello, 10 marzo 1940
10 – Il Bargello, 17 marzo 1940
11 – Il Bargello, 17 settembre 1939
12 – Plinio Cirri, Banda… “a tutto Sesto”, p.38.
13 – ISRT, Inventario delle carte del CLN di Sesto Fiorentino, 209, Società Musicale dei Solerti.
14 – Gianfranco Perra e Gianni Conti, Sesto Fiorentino dall’antifascismo alla Resistenza, p. 277
15 – Elvira Garbero Zorzi e Luigi Zangheri, i teatri storici della Toscana: censimento documentario e architettonico, vol. 7 Provincia di Firenze, Prato e provincia p.553
16 – Stefano Niccoli, intervista a Giuliano Giachetti, TutoSesto 7 novembre 2018
17 – Stefano Niccoli, intervista a Tiziano Campostrini e Gino Pacciani, TutoSesto 18 aprile 2019
18 – Daniele Niccoli, I giorni della nostra Storia, p.140
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Daniele Niccoli



