Rispetto per i morti: abbiamo ancora il coraggio di parlare di calcio?

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Tifosi calcio

Giochiamo in estate. Anzi no, disputiamo i playoff e i playout. Proroghiamo la scadenza dei contratti oltre il 30 giugno. Lo scudetto sarà comunque assegnato. Insomma: chi più ne ha, più ne metta. Ipotesi tante, soluzioni concrete zero. Il motivo è facile da spiegare: “comanda” il Coronavirus, nemico invisibile e sconosciuto. L’appuntamento delle 18 con la Protezione Civile è diventato un rito. I numeri forniti nel bollettino contano, però, fino a un certo punto. Perché? Lo ha spiegato martedì 24 marzo Angelo Borrelli nell’intervista a Repubblica. “Commissario, 63 mila contagiati contati in Italia. Quanti sono in verità?”. Risposta: “Il rapporto di un malato certificato ogni dieci non censiti è credibile“.

Nel frattempo il numero dei decessi non diminuisce. La domanda, allora, sorge spontanea: c’è ancora qualcuno interessato al calcio in questo periodo? No, non raccontiamoci balle. Abbiamo visto decine e decine di bare trasportate via da Bergamo e portate a Ferrara dai carri dell’esercito. Una lunga marcia di morte. Una scena straziante che mai avremmo immaginato di vedere e che mai ci dimenticheremo. L’Italia sta pagando un prezzo altissimo. Quando l’emergenza sarà finita, gli esperti dovranno fornirci risposte e, soprattutto, un vaccino, ma chissà se e quando arriveranno.

Impossibile parlare di calcio adesso. Torneremo allo stadio, a parlare di 4-4-2, 4-3-3 e 3-5-2, a esultare per una vittoria e a incazzarci per una sconfitta. Verrà quel momento. Pensare, anche solo per un istante, a un pallone che rotola non è solo sbagliato, ma anche irrispettoso nei confronti dei morti e di chi sta combattendo in prima linea contro un orribile mostro.

Lettera ultrà Atalanta

L’appello di Claudio Galimberti, ultrà dell’Atalanta, al presidente nerazzurro Percassi mette i brividi: “Non pensiamo che tornare all’Atalanta equivalga al ritorno alla normalità. Vorrebbe dire non rispettare chi non siamo riusciti a piangere e chi, per Bergamo, ha dato la vita”. La speranza è che la lettera venga condivisa anche dalle altre tifoserie. Molto spesso i supporter sono criticati (anche a ragione), ma a volte si rivelano migliori di chi deve decidere.
Ipotizziamo che domenica si giochi, magari anche solo a porte chiuse: saremmo in grado di guardare i nostri beniamini nello stesso modo in cui li ammiravamo prima dell’emergenza Coronavirus? No, non raccontiamoci balle.

STEFANO NICCOLI

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