Sfogliando vecchi giornali, 1948: perché a Sesto si vota comunista?

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Ci capita tra le mani questo vecchio articolo del Corriere della Sera. Risale a sabato 10 aprile 1948. Siamo ad una settimana esatta dalle elezioni che videro la straripante vittoria della Democrazia Cristiana sostenuta dagli Stati Uniti che qualche mese prima avevano erogato un aiuto per alimenti e medicinali pari a 300 milioni. L’effetto immediato era stata l’esclusione di socialisti e comunisti dal governo. In quell’aprile 1948 si era venuto a creare un bipolarismo quasi perfetto con Democrazia Cristiana da una parte e il Fronte Democratico e Popolare costituito da Comunisti e Socialisti dall’altra. La situazione italiana rispecchiava perfettamente quella internazionale con la guerra fredda si era arrivati alla suddivisione del mondo in zone di influenza.

Se queste sono le premesse non ci deve meravigliare la descrizione della Toscana che Gaetano Baldacci, evidentemente schierato contro il Fronte Democratico Popolare, volle offrire ai suoi elettori.

Si parla della Valdichiana come di una terra grassa dove la mezzadria ha arricchito i contadini e tutto è lindo con aria di benessere ordinato. Come possono votare comunista si chiede l’autore? La risposta tocca addirittura a Dante che, in tempi non sospetti, aveva definito i senesi gente vana.

Che dire poi degli Apuani anarchici e ubriaconi

che fanno la loro rivoluzione ogni sabato sera. All’osteria vagheggiano, dall’undicesimo bicchiere in su,  la rottura di tutti i vincoli, a cominciare da quelli familiari?”

A Livorno invece il comunismo avrebbe basi culinarie.

“Si sa, ad una certa ora di un certo giorno dell’anno tutte le bocche livornesi si masticavano allegramente il cacciucco. Una popolazione osservante di tale costumanze goderecce non può essere che essere comunista in un modo tutto esteriore, per quanto ha in sé di sanguigno la retorica della bandiera rossa e della rivoluzione. Nulla di più.”

Peggiori di tutti però sono i Toscani di Rifredi e Sesto Fiorentino. E’ un problema di razza.

Qui il radicarsi del fenomeno comunista è in ragione diretta d’un certo radicamento di razza e della morbosità del carattere quasi che questi toscani pregustino nel comunismo lo strumento della violenza, che dà modo di sfogare gli umori rissosi, altrimenti destinati a restare compressi.”

Meno male, per l’autore, che già allora esisteva Lucca

“Questa città in cui i nobili poterono soffocare la rivolta degli Straccioni con l’aiuto della gente di campagna, è così ora intimamente legata alla Chiesa da rappresentare uno dei più vigorosi argini del comunismo in Toscana. A Lucca io credo che questa volta memmeno i comunisti voteranno per il fronte”.

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