“Sfogliando vecchi giornali”: la statua a Carlo Ginori

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Non è più tempo di statue ma certo se oggi a Sesto si dovesse decidere di realizzarne una forse dovrebbe essere dedicata proprio a lui: il Ricciolone, ovvero Carlo Ginori, il Marchese che visse nel granducato di Toscana a cavallo tra l’epoca dei Medici e quella dei Lorena.

Dotato di grande intuito e di spirito imprenditoriale, fu lui a cambiare il destino e la storia di Sesto con la realizzazione della Manifattura di Doccia nella villa Le Corti che aveva appena acquistato dai Buondelmonti.

“Era uno degli uomini più in vista di Firenze e, dopo la morte di Giangastone de’ Medici, fece parte del Consiglio di Reggenza che governava la Toscana in assenza del Granduca.

Nel 1737 si recò a Vienna a rendere omaggio a Francesco Stefano, il nuovo granduca. In quell’occasione prese contatto con Claudius Innocentius Du Paquier, il fondatore della Manifattura di porcellane di Vienna… (tratto da Sesto Una Bella Storia di Daniele Niccoli Ed. apice libri)

Sesto all’epoca non poteva essere definito paese; era solo una parte del contado fiorentino. Poche case sparse sul territorio, quasi tutte in prossimità delle chiese.

Grazie alla nuova attività, Sesto si popolò e cambiò la sua fisionomia. Maestranze qualificate arrivarono addirittura dall’estero mentre le famiglie contadine locali iniziarono a sfornare (termine non proprio casuale) operai per la “Ginori”.

Colonnata fu la prima frazione a vedere trasformato il proprio abitato, ma piano piano fu tutta Sesto a subire una trasformazione quasi copernicana che ebbe il suo momento culminante nell’Ottocento con la realizzazione del cimitero a sterro (1835), della stazione (1848), del teatro Niccolini (1859), del palazzo  Comunale 1871), di piazza Ginori (1881), della Strada Nova, della piazza del Mercato, della linea del tramway (1881) e dell’ippodromo (1890).

Nel 1835 il fascismo, in memoria del Marchese, realizzò la statua di Carlo Ginori che fu posta nella piazza che porta il nome della famiglia.

Abbiamo ritrovato l’articolo del Corriere della Sera che ne ricorda l’inaugurazione. “Una luminosa figura di mecenate” lo definisce il giornalista. Come dargli torto?

Il Marchese era raffigurato con la parrucca tipica del Settecento e i sestesi, con lo spirito che anche allora li contraddistingueva, presero a chiamarlo il ‘Ricciolone’.
Qualche lettore forse ci potrà ricordare perché quella statua non si trova più lì.

Carlo Ginori

 

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