16 novembre 1930 – Inaugurazione della statua a Carlo Ginori

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Carlo Ginori

Sesto giorno per giorno, la rubrica curata da Daniele Niccoli, autore del libro Sesto una bella storia.

Fatti e date che caratterizzano la storia e la cronaca della città di Sesto.

Un aiuto per conoscere la nostra semenza e per intuire il nostro futuro.

La casa sul confine dei ricordi,
la stessa sempre, come tu la sai
e tu ricerchi là le tue radici
se vuoi capire l’anima che hai (Francesco Guccini)

SESTO GIORNO PER GIORNO

16 novembre 1930 – Inaugurazione della statua a Carlo Ginori

Nel 1930 il regime fascista volle rendere omaggio a uno dei più influenti cittadini di Sesto: il marchese Carlo Ginori che nel 1735, con l’idea di impiantare a Doccia una manifattura di porcellane, cambiò il destino della nostra cittadina. Per “rievocare la luminosa figura di mecenate” in piazza Ginori fu innalzato un busto bronzeo opera dello scultore Odo Franceschi. Il marchese era raffigurato con la tipica parrucca settecentesca e per questo i sestesi lo ribattezzarono da subito il Ricciolone.

La tela che copriva la statua fu lasciata cadere, come si conveniva a quei tempi, al suono della Marcia Reale e di Giovinezza.

Se l’intento di glorificare un così illustre concittadino appare encomiabile, meno lo furono i toni usati nell’occasione. A Dino Perrone Compagni, oratore e gerarca fascista, parve addirittura di

“vedere il marchese in camicia nera venir qui a rendere conto della sua magnifica opera di italiano”

Marchese che si era reso protagonista anche di opere di bonifica proprio come quelle che in quel periodo, a detta dell’oratore, si prodigava a fare il Duce.

Tutte le occasioni d’altra parte erano buone per esaltare il fascismo e quel giorno s’inaugurò anche la nuova Casa del Fascio all’interno del palazzo pretorio. A benedirla fu il pievano Francesco Niccoli (sic). Per l’occasione da Firenze giunse anche Alessandro Pavolini futuro segretario del partito Fascista Repubblicano fucilato a Dongo nel 1945 per conto del Comitato di Liberazione Nazionale.
Stando a La Nazione del 17 novembre 1930 Dino Perrone Compagni terminò il suo discorso esaltando

“l’indefesso amore di Patria che anima il Fascismo nella sua marcia inesorabile, che invano pochi sconsigliati vorrebbero ostacolare e inneggiando al re e al Duce, nel nome dei quali tutte le vittorie saranno facili”

Evitiamo di commentare.

Considerata la genesi del busto di Carlo Ginori non è difficile capire perché esso non faccia più bella mostra di sé in piazza. Non conosciamo i dettagli dell’abbattimento (anzi chiediamo lumi ai lettori) e comprendiamo i rischi della retorica, ma certo un uomo come Carlo Ginori, per quello che ha rappresentato per Sesto, merita un decoroso riconoscimento.

Daniele Niccoli

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