7 gennaio 1702 – Nasce Carlo Ginori

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Sesto com'era

Sesto giorno per giorno la rubrica curata da Daniele Niccoli, autore del libro Sesto una bella storia.

Un centinaio di fatti e date che caratterizzano la storia e la cronaca della città di Sesto con la speranza che ci possano aiutare a conoscere la nostra semenza e a intuire il nostro futuro.

La casa sul confine dei ricordi,
la stessa sempre, come tu la sai
e tu ricerchi là le tue radici
se vuoi capire l’anima che hai (Francesco Guccini)

SESTO GIORNO PER GIORNO

7 gennaio 1702 – Nasce Carlo Ginori

Una città è l’insieme delle tracce che gli uomini che l’hanno abitata hanno lasciato nel corso dei secoli. Possono essere edifici o storie, oggetti o pensieri, vicende personali o collettive, ma ogni cittadino  ha partecipato alla sua costituzione. Non fa eccezione Sesto.

La nostra città non sarebbe così se non vi avessero abitato gli etruschi, se non fosse stata percorsa da una strada romana, se non si fosse ribellata ai vescovi fiorentini, se… se… se…

La traccia lasciata da qualcuno però è più profonda di quella di altri e a me viene da pensare a quella lasciata dal marchese Carlo Ginori.

Era nato a Firenze, si sposò con la nipote del Papa, visse a Vienna e, più a lungo, a Livorno, città dove morì a soli 55 anni, eppure è forse l’uomo cha ha inciso di più sulla storia di Sesto. Come sostiene Ernesto Ragionieri, il Ginori, “per la sua spiccata tendenza all’iniziativa industriale era un’eccezione fra i proprietari fondiari toscani del XVIII secolo”.

In effetti, nel 1735, maturò l’idea di creare una manifattura di porcellane. Un’idea che a molti sembrava bislacca e che invece si rivelò vincente e innovatrice. Il marchese, per realizzare i suoi scopi, acquistò dalla famiglia Buondelmonti la villa Le Corti in località Doccia in prossimità della sua villa di campagna e a poca distanza dall’antico borgo di Sesto. Fu quello il primo atto di un processo che avrebbe drasticamente cambiato il destino della nostra città.

Carlo Ginori, dopo la morte dell’ultimo granduca Medici, Giangastone, fece parte del consiglio di reggenza e nel 1737 si recò a Vienna a rendere omaggio a Francesco Stefano di Lorena diventato il nuovo signore della Toscana. Approfittò dell’occasione per prendere contatto con Claudius Innocentius Du Paquier, il fondatore della Manifattura di porcellane di Vienna. Riuscì, in questo modo, ad avere le informazioni necessarie all’avviamento delle attività della nuova Manifattura, a procurarsi le maestranze specializzate e la “ricetta” della Porcellana che era ancora un segreto custodito da pochi. Non a caso si parlava di arcanum e gli arcanisti erano i pochi possessori del segreto.

Da Vienna portò fino a Sesto maestri pittori che insegnarono ai giovani operai l’arte della decorazione poi trasmessa da una generazione all’altra. Grazie alle sue doti diplomatiche riuscì anche ad avere la concessione all’esportazione del caolino, la materia prima per la produzione di porcellana. Insomma creò le basi non solo per la produzione di una pregiata porcellana, ma anche per la trasformazione di Doccia, Colonnata e, alla fine, di tutta Sesto. Non sarà il solco lasciato dall’aratro di Romolo, ma la traccia di Carlo Ginori su Sesto è stata veramente profonda.

E forse avrebbe potuto essere ancora più profonda se le idee politiche non lo avessero portato allo scontro con il conte di Richecourt, il reggente del granducato in nome di Francesco Stefano di Lorena.

Carlo Ginori aveva, infatti, anche altre ‘visioni’ e chissà cosa avrebbero potuto significare per Sesto se non fosse stato esiliato a Livorno.

Ebbe comunque il tempo di trasformare il giardino della sua villa di Doccia in un rinomato orto botanico. Vi si trovavano più di duecento piante di agrumi, garofani, ranuncoli, giacinti, narcisi, iris e tulipani di ogni varietà. All’interno della serra crescevano più di cento piante esotiche: ananas, vaniglia, caffè, tè, banano, papaia e così via. Un elenco preciso delle piante coltivate fu redatto da Giovanni Targioni Tozzetti tra il 739 e il 1740. Grande merito per l’allestimento di un così bel giardino fu di un altro acquisto viennese, Ulrich Prugger, in precedenza impiegato presso l’orto botanico di Eugenio di Savoia a Vienna.

Il marchese Ginori intendeva allestire anche una fabbrica di scialli e per questo fece arrivare dalla Turchia numerose capre d’angora. Allestì anche un laboratorio di pietre dure.

Insomma un uomo illuminato e molto intraprendente che ha dato e avuto molto da Sesto e dai sestesi. Così lo descrisse Carlo Collodi.

primeggia sovranamente, sia per vastità d’intelletto nel concepire, sia per ardimento d’animo e per tenacità di proposito nel condurre a fine le ideate imprese

Daniele Niccoli

 

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