19 gennaio 1739 – Il primo granduca straniero

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Firenze 365

Firenze 365, la rubrica curata da Daniele Niccoli, autore del libro omonimo edito da apice Libri 

Fatti e aneddoti legati alla storia della città di Firenze raccontati giorno per giorno

Un aiuto per conoscere la nostra semenza e per intuire il nostro futuro.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti
me per seguir virtute e canoscenza   (Dante, Inferno, canto XXVI)

19 gennaio 1739 – Il primo granduca straniero

 

Per salutare l’ingresso a Firenze del primo granduca straniero si ritenne opportuna la costruzione di un arco di trionfo subito fuori porta San Gallo. Il progetto era dell’architetto francese Jean Nicolas Jadot e per realizzarlo ben 4.000 uomini, divisi in quattro turni, lavorarono ventiquattrore su ventiquattro per più di un mese. Nonostante questo, il 19 gennaio 1739, giorno dell’arrivo di Francesco Stefano di Lorena, il lavoro non era completato. La muratura giungeva all’altezza dei tre archi e così la parte superiore fu temporaneamente sostituita da impalcature di legno rivestite da tele che raffiguravano l’intero progetto. Il granduca, accompagnato dalla moglie, Maria Teresa d’Austria, si trattenne in città solo pochi mesi e non vi fece più ritorno. In sua vece il governo fu affidato a un Consiglio di Reggenza guidato, prima, dal principe di Craon e, successivamente, dal conte Richecourt. Il Consiglio restò in carica fino al 1765 quando, in seguito alla morte di Francesco Stefano, il secondogenito Pietro Leopoldo assunse il titolo di Granduca e si stabilì a Firenze.

L’arco che aveva emblematicamente contrassegnato l’inizio del periodo lorenese, ne segnò anche la fine vistò che nel 1859 proprio da lì sotto dovette passare Leopoldo II prima di dire addio definitivamente a Firenze.

Se l’arco di trionfo di Piazza della Libertà non è molto amato dai fiorentini, ancora meno lo è quello di Piazza delle Repubblica perché simbolo dello sventramento del centro cittadino voluto dalla classe dirigente del nascituro Regno d’Italia. Si parlò di Risanamento e ne è testimone l’altisonante iscrizione posta nella parte alta dell’arco:

Loggia del Pesce
Loggia del Pesce

L’antico centro della città
da secolare squallore
a vita nuova restituito

ma in realtà fu solo speculazione edilizia che portò all’abbattimento di torri medioevali, di palazzi signorili e chiese. A mala pena si salvò la Loggia del Pesce del Vasari che però fu spostata in Piazza dei Ciompi.

Arco di San Pierino
Arco di San Pierino

 

Senz’altro più amato dai fiorentini è invece l’arco di San Pierino, residuo della cinta muraria comunale del 1172 posto nelle vicinanze di ciò che resta dell’antica Chiesa di San Pier Maggiore, sede, fino alla fine del Settecento, di un monastero benedettino la cui badessa aveva il compito di accogliere il nuovo vescovo della città e che per questo era definita la sposa del vescovo. Fu proprio un Lorena, Pietro Leopoldo, a decretare la demolizione del monastero. Era stato dichiarato pericolante, ma in realtà la sua chiusura rientrava nella politica granducale di riduzione delle istituzioni ecclesiastiche.

 

San Pier Maggiore
San Pier Maggiore

DANIELE NICCOLI

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