Sinistra per Calenzano: “Incendio a Porto Marghera, non ci saranno altri miracoli a salvarci”

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Riguardo al 15 maggio, possiamo parlare di miracolo.

È veramente un miracolo che non ci sia stato neanche un morto nell’incendio scoppiato alla 3V Sigma di Porto Marghera, ma sono purtroppo qualcosa di incredibile anche le consuete, vergognose condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro del nostro paese.

Ci sono voluti, il 6 dicembre 2007, otto lavoratori morti bruciati vivi, mentre lavoravano pur sapendo che dopo pochi mesi avrebbero perso il posto di lavoro. Massimizzavano gli ultimi stipendi, pur sapendo che alcune cose non erano in perfetta regola, ma quando il lavoro è poco si arriva ad accettare tanti compromessi.

La risonanza mediatica di questa strage scosse le coscienze dei governanti, ma ci vollero altri 5 morti a Molfetta per dare lo scossone decisivo nello scrivere una legge attesa da troppi anni. Il 9 aprile 2008 venne così emanata la legge 81/08, il Testo Unico sulla Sicurezza. Sembra una svolta epocale, chi lavorava e svolgeva il ruolo di Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza festeggiò: “forse ci siamo, forse finalmente si colpirà chi fa lavorare risparmiando sui DPI, sui controlli periodici, sulle macchine che mettono in sicurezza e aiutano a durare meno fatica per consentire anche a tante donne di fare lavori che fino ad oggi a loro sono stati negati”. E invece non si fecero tutti i decreti attuativi, quelli che servivano per far funzionare la legge. Con il passare degli anni invece si passa sempre a maggiori depenalizzazioni, non ultima quella del 2016 del Governo Renzi.

Il modus operandi: se toccare direttamente la legge è una cosa troppo sporca e visibile, allora si tagliano i fondi a chi controlla e a chi sostiene i lavoratori durante e dopo le malattie professionali e/o gli infortuni (dipartimenti di Prevenzione Igiene e Sicurezza nei Luoghi di Lavoro e INAIL). Come? Nel 2017 sono stati tagliati i fondi per l’unificazione delle banche dati INPS e INAIL (fondamentali per incrociare i dati), e nel 2018 il Ministro Di Maio, per ripianare un buco nel bilancio dell’INAIL generato dal taglio delle tasse agli imprenditori, ha previsto nella legge di stabilità poi approvata nel dicembre 2018 di stabilire esplicitamente, al comma 1.122, una serie di tagli ai fondi destinati a incentivare la prevenzione degli infortuni e agli sconti per chi migliorava la sicurezza nella propria azienda, che erano stati aumentati proprio nel 2018. Questi tagli ammontano a poco meno di 500 milioni di euro in tre anni.

Poi c’è il ricatto peggiore, il più subdolo, maligno: quello di aver paura di denunciare, per non perdere un posto di lavoro che oggi, come ieri, è centrale e vitale per l’esistenza di una persona e la sua famiglia. Quante volte abbiamo sentito dire agli operai delle acciaierie di Taranto: “lo so che rischiamo di ammalarci e morire, ma senza lavoro moriremmo lo stesso”.

Questo è il paese che vogliamo? Dove il ricatto per un posto di lavoro fa mettere a rischio anche la salute dei cari che ti aspettano a casa e respirano la stessa “aria” che c’è in fabbrica? Un paese dove si lavora senza aspirazioni, e ci si spezza la schiena alzando pesi fuori norma? Un paese di turni massacranti per i corrieri e di tempi di consegna sempre più brevi che mettono a rischio la propria persona e chi gli si può trovare intorno? Un paese che pur di fare progetti faraonici ma inutili, come la nuova pista di Peretola, vuole aumentare l’inquinamento, lo smog e il rumore nella Piana Fiorentina, mettendo a tacere tutti coloro che propongono soluzioni più semplici e salubri? Per far questo, il sistema mette sul piatto nuovi e tanti posti di lavoro, barattandoli tacitamente con quelli del Polo scientifico nel settore della ricerca e dell’istruzione: ma allora, ripensiamo alle parole spese per Taranto. Ci viene da pensare che il miraggio della piena occupazione non sia gradita ai padroni: meglio che i posti di lavoro siano pochi, in modo da tenere al giogo i lavoratori.

Purtroppo a tutto questo si è aggiunto il COVID-19, che sta provocando una tempesta, non ancora pienamente percepita, sull’economia italiana, che sta facendo e farà fare ancora un passo indietro sulle condizioni minime di sicurezza.

Abbiamo poca fiducia che si possa restare sulle attuali posizioni, perché il sistema malato imporrà di correre per recuperare i fatturati, o aumentarli ancora di più, e la sicurezza sarà un ricordo.

Purtroppo la triste ed unica verità è che la sicurezza viene, ancora oggi, considerata un costo esoso ed inutile, un intralcio alla produttività. E intanto si continua a rischiare andando a lavorare, ci si continua ad ammalare andando a lavorare, e si continua a morire andando e stando sul proprio posto di lavoro“.

Sinistra per Calenzano

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