Sinistra per Calenzano-Per la mia Città: “Il nostro ordine del giorno per dire stop alle guerre nel Mediterraneo e in Medio Oriente”

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Sinistra per Calenzano - guerra

Il Gruppo consiliare “Sinistra per Calenzano – Per la mia Città” ha presentato, durante il Consiglio comunale del 3 febbraio, un Ordine del Giorno “per fermare la spirale di guerra in Medio Oriente e nel Mediterraneo”.

Nell’atto si fa riferimento al raid ordinato lo scorso 3 gennaio dal presidente americano Trump fuori da qualsiasi contesto di legalità internazionale, e che ha determinato l’uccisione del generale Soleimani – attacco che può essere definito un vero e proprio atto di guerra, dimostrando ancora una volta che la guerra non può che generare ulteriore violenza – per poi prendere in considerazione l’immediata ritorsione iraniana, avvenuta con il bombardamento della base militare in Iraq, ed il tragico abbattimento in Iran del Boeing ucraino, costato la vita a 176 persone. Il documento prosegue prendendo atto del “Piano di pace per la Palestina” di Trump, gettato come benzina sul fuoco in questo quadro già di altissima tensione, che sostanzialmente – con il plauso entusiastico di Netanyahu e senza alcun coinvolgimento, anzi con la fermissima opposizione dell’Autorità nazionale Palestinese – consegna a Israele buona parte dei territori occupati dagli israeliani, legalizza le colonie abusive e riconosce Gerusalemme come sua capitale, confinando i palestinesi in dozzine di enclave sparse che assomigliano più alle riserve indiane o ai bantustan del regime apartheid sudafricano che ad uno stato indipendente.

In un contesto già difficile e delicato”, riporta il Gruppo consiliare nel documento, “nella crisi del vecchio ordine internazionale, potenze regionali e globali si contendono con la guerra aree di influenza sulla pelle delle popolazioni locali. La sola alternativa consentita al momento è il mantenimento dei regimi teocratici o militari – comunque illiberali e non rispettosi dei diritti umani – con i quali un po’ tutti fanno affari, chiudendo occhi e orecchie su repressione, torture e corruzione. La guerra non produce solo distruzione, ma cancella anche dall’agenda politica la questione sociale, oramai incontenibile ed esplosa nelle proteste delle popolazioni che hanno occupato pacificamente le piazze e le strade; quel che sta avvenendo nel Golfo Persico, aggiungendosi alle sanguinose guerre e alle crescenti tensioni in corso, in Medio Oriente e nel Mediterraneo, mette in luce la drammatica attualità e il vero realismo dei ripetuti ma inascoltati appelli di Papa Francesco per l’avvio di un processo di disarmo internazionale equilibrato.

Ancora una volta si assiste ad una sostanziale impotenza e incapacità dei governi europei di affrontare le questioni internazionali, divisi e in ordine sparso su tutti i problemi; al contrario, l’UE, nata per difendere la pace, deve assumere una forte iniziativa che – con azioni diplomatiche, economiche, commerciali e di sicurezza – miri ad interrompere la spirale di tensione e costruisca una soluzione politica, rispettosa dei diritti dei popoli, dell’insieme dei conflitti in corso in Medio Oriente e avviare una rapida implementazione del “Piano Europeo per l’Africa” (Africa Plan) accompagnandolo da un patto per una gestione condivisa dei flussi migratori”.

Il Gruppo consiliare prosegue facendo notare come “la spirale di violenze sia responsabilità collettiva della comunità internazionale e quindi anche italiana e il nostro Governo debba adoperarsi in ogni modo per dare il proprio contributo concreto ed efficace alla pace, anche con alcuni atti concreti, quali ad esempio: opporsi alla proposta di impiego della Nato in Iraq e in Medio Oriente, negare l’uso delle basi Usa in Italia per interventi in paesi terzi senza mandato ONU, bloccare l’acquisto degli F35; fermare la vendita di armi ai paesi in guerra o che violano i diritti umani come sancito dalla L. 185/90; ritirare i nostri soldati dall’Iraq e dall’Afghanistan, richiedendo una missione di peace-keeping a mandato ONU ed inviare corpi civili di pace”.

L’atto si conclude invitando il Consiglio comunale a condannare con fermezza ogni atto di guerra e di terrorismo che possa innescare un conflitto dalle conseguenze imprevedibili, respingendo ogni forzatura unilaterale come quella del cosiddetto “Piano di Pace” di Trump per la Cisgiordania, che invece di contribuire alla ricerca di soluzioni negoziate dalle parti, impone la legge del più forte stracciando le innumerevoli pronunce della comunità internazionale e le basi fondamentali degli accordi di Oslo; impegnando il Sindaco, la Giunta e il Presidente della Commissione Consiliare Pace e Cooperazione a farsi promotori di iniziative istituzionali di sensibilizzazione contro la guerra e a dare la propria adesione a occasioni di mobilitazione per la pace, ispirandosi all’articolo 11 della nostra Carta Costituzionale, ed a farsi promotori anche nei confronti dell’Associazione Nazionale dei Comuni per attivare iniziative volte a sollecitare il Governo a recuperare e a svolgere un ruolo attivo sugli scenari internazionali a favore della pace, che il nostro Paese nel corso del tempo ha esercitato sempre meno.

Nel corso del dibattimento in Consiglio l’atto è stato tuttavia bocciato, poiché il Gruppo consilare proponente, pur apprezzando il lavoro di sintesi ed accettando la maggior parte delle modifiche proposte dalla Maggioranza, ha ritenuto inopportuno assecondare la richiesta di eliminare gran parte degli esempi di atti concreti con cui il Governo potrebbe contribuire alla pace, in quanto si sarebbe andati a rimuovere i punti mutuati dal manifesto di “Spegniamo la guerra, accendiamo la Pace!”, campagna di mobilitazione a cui ha aderito gran parte della società civile inclusi anche Arci, Anpi, Cgil, Legambiente e Libera, riducendo dunque notevolmente la portata del documento.

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