Sinistra per Calenzano: “Urge un netto cambiamento nelle politiche di governo”

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Sinistra per Calenzano

Con l’approvazione delle controdeduzioni alle osservazioni del Piano Operativo Comunale, avvenuta giovedì 14 luglio in Consiglio comunale, si avvicina l’entrata in vigore dell’atto che governa il prossimo futuro urbanistico di Calenzano, seppur manchino ancora alcuni passaggi tecnici.

Come abbiamo già avuto modo di dire, quello che dovrebbe essere il Piano del Sindaco sarà di fatto efficace a fine mandato, condizionando pesantemente i prossimi amministratori; un ritardo che colpisce sicuramente tanti privati cittadini che ne aspettano l’approvazione per avviare lavori, piccoli o grandi per abitazioni, attività o altro, provocando conseguenze economiche non irrilevanti, con la caduta per due anni dell’attività edilizia e delle entrate da oneri di urbanizzazione.

Ci teniamo a ricordarlo: in avvio di procedimento, il Gruppo consiliare di Sinistra per Calenzano volle dare una forte apertura di credito, votando a suo favore. Questo perché in tale occasione l’Amministrazione e la maggioranza introdussero concetti più che condivisibili, come il dare priorità alla rigenerazione urbana, in quanto “alternativa strategica al consumo di suolo, atta a rinnovare il tessuto edilizio esistente all’interno del territorio urbanizzato, migliorandone l’efficienza energetica, la sicurezza sismica, la resilienza e la qualità architettonica”.

Nella relazione d’avvio del POC si prendeva atto, citando testualmente, che Calenzano “ha assunto un disegno urbano ormai consolidato”, affermando che “i temi dell’ambiente, della mitigazione climatica, del benessere psicofisico, del miglioramento acustico, dell’accessibilità e percettivo sono la base delle scelte strategiche e normative del Piano Operativo”.

Parole che per noi ancora oggi hanno un valore assoluto, soprattutto considerando il periodo storico che stiamo vivendo. E che proprio per questo non possono restare vuoti slogan in una narrazione scollegata dalla realtà dei fatti, come quella che propongono partiti di maggioranza e Amministrazione.
A tutti i livelli stanno cambiando i paradigmi della pianificazione urbanistica. A Calenzano invece no, come emerge da molte delle previsioni contenute nel POC che vanno ad occupare aree inedificate, compromettendo l’intero Piano: in primis le palazzine nell’area verde fra via Pertini e via Faggi, i nuovi capannoni da edificare nell’area di Fibbiana e le residenze fra via dei Prati e via di Pagnelle, ma anche le abitazioni previste sia a est del Parco delle Carpugnane che a fianco del campo sportivo di Carraia, e altri edifici commerciali da costruire nei dintorni del casello autostradale.

Si continua con una pianificazione arretrata, di fatto non considerando che il disegno urbanistico di Calenzano può ormai dirsi completato, e che il tessuto urbano è già stato collegato. Con questo POC si propone una antistorica impostazione cementificatoria proprio nel momento in cui è ormai chiara a tutti l’entità dei danni provocati da uno sviluppo insostenibile, e la necessità di un cambio radicale per preservare il territorio quale bene prezioso, da consegnare alle prossime generazioni.

Il concetto di pianificazione sostenibile indicato nei disegni di legge depositati in Parlamento ammette il consumo di suolo solo nel caso siano esaurite tutte le possibilità di riuso, riqualificazione e rigenerazione del tessuto esistente, proprio per preservare la risorsa del suolo inedificato. Qui invece si fa l’operazione inversa: perché lasciare spazi per costruire domani quando possiamo cementificare oggi?

Con questo POC si va infatti a saturare il tessuto urbano, occupando quasi tutte le aree disponibili ed esaurendo quella preziosa risorsa che è il territorio: lo ribadiamo, siamo per lo sviluppo – a patto che sia sostenibile – e la rigenerazione delle costruzioni abbandonate, fatiscenti o non più utilizzabili avrebbe offerto grandi possibilità in tal senso, contribuendo a risolvere almeno alcune delle situazioni di degrado del nostro Comune.
Anche durante lo scorso Consiglio comunale l’Amministrazione e la maggioranza hanno affermato che con lo strumento dei crediti edilizi non si aumentano i volumi complessivi. Ma anche questo non è vero, per diversi motivi che qui elenchiamo, e soprattutto perché l’intervento probabilmente più impattante, quello di Fibbiana (AT10), non prevede nessun credito – e parliamo di 8500 metri quadrati!

Lo stesso strumento dei crediti edilizi, come abbiamo già avuto modo di dire, andrebbe fortemente riconsiderato: perché non tutto può diventare credito, come talvolta accade, e soprattutto per la carenza di aree per l’atterraggio dei crediti.
Addirittura, con le controdeduzioni sono stati notevolmente ridotti i crediti richiesti per i vari interventi, mentre sono aumentati i parametri di recupero per gli immobili da demolire.
Parliamoci chiaro: anche il valore del terreno di atterraggio dei crediti diventa un importante fattore speculativo. Non si capisce perché in alcuni casi, come per l’intervento fra via dei Prati e via di Pagnelle su cui ricadono i crediti derivanti dalla demolizione dei capannoni a nord di Carraia, non si sia privilegiata la rigenerazione sul posto. E invece anche in questi casi si va nella direzione opposta: i crediti vengono valorizzati ulteriormente, mettendo a disposizione aree di altissimo pregio e in alcuni casi già predestinate.

Dopo l’apertura di credito con il voto favorevole all’avvio del procedimento del POC, Sinistra per Calenzano ha sempre cercato un confronto su queste tematiche, anche perché temi a noi cari come la riduzione del consumo di suolo e la rigenerazione urbana erano presenti, sulla carta, anche nei programmi elettorali delle forze di maggioranza. Purtroppo abbiamo sempre trovato orecchie sorde ad ascoltare, nonostante le tante possibilità disponibili.
È esemplare il caso dell’AT10 a Fibbiana, l’unico ambito per il quale non sono stati richiesti crediti edilizi. In qualche controdeduzione si fa riferimento come onere alla sistemazione dell’area archeologica in fregio a Via di Prato, ma tale impegno non è nemmeno lontanamente paragonabile in termini economici rispetto a quanto viene chiesto ad altri operatori, che devono acquisire i crediti edilizi corrispondenti alla loro capacità edificatoria, con demolizione dei volumi originali e ripristino dello stato naturale. Una sperequazione incomprensibile, un trattamento di favore inammissibile.

Ebbene per l’AT10, nonostante le varie osservazioni presentate e le centinaia di firme raccolte contro tale intervento, si è deciso anche di concedere 500 metri quadri in più e si è inoltre reso ammissibile il frazionamento, per quella che assomiglia sempre più ad un’operazione immobiliare.
Oltre a questo, sono diverse le forzature fatte per consentire l’intervento, quando invece si poteva percorrere la via della rigenerazione dei tanti capannoni industriali sfitti o abbandonati.
È doveroso sottolineare che, pur di ridurre da 30 a 10 metri la fascia di rispetto dalla sede stradale e quindi rendere fattibile l’intervento, si è chiesto ed ottenuto il declassamento di più di un km di strada provinciale, compreso un ponte sulla Marina, la cui manutenzione adesso è a carico dei cittadini calenzanesi.
Tra l’altro parliamo di una costruzione che prevede anche funzioni logistiche, con 1200 spostamenti giornalieri secondo il PUMS. Qualcuno prima o poi dovrà anche spiegare come sia possibile conciliare gli interventi più impattanti, che vanno ad insistere sugli assi stradali già fortemente congestionati, con i progetti di mobilità sostenibile e di riduzione del traffico.
Pur votando contro l’approvazione complessiva del POC, rispetto alle controdeduzioni abbiamo scelto un approccio che riteniamo serio e responsabile, sempre rimanendo nel merito delle questioni come è nostra abitudine: per questo abbiamo chiesto lo spacchettamento di alcune controdeduzioni, per poter esprimere in modo più chiaro il nostro voto.

Voto che è stato anche favorevole su molte di esse, quando si sono respinte proposte che anche noi non abbiamo ritenuto condivisibili, e quando sono state trattate le norme sugli interventi sul patrimonio edilizio esistente e sul territorio rurale, per aumentare le possibilità di intervento e di risposta alle esigenze di cittadini, imprese e operatori agricoli.
La distanza che separa Amministrazione e partiti di maggioranza dalla realtà e, soprattutto, dalla cittadinanza è sempre più evidente: urge un netto cambiamento nelle politiche di governo di Calenzano.

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