26 luglio 1865 – Sesto annette una parte del territorio del Comune di Pellegrino

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26 luglio 1865 – Sesto annette una parte del territorio del comune di Pellegrino

Durante il medioevo esisteva una netta disuguaglianza giuridica fra coloro che abitavano in città e coloro che vivevano nelle campagne. Si trattava di privilegi che i cittadini tentarono di mantenere limitando al massimo il numero delle persone che potevano goderne. Fu questo il motivo principale per cui, fino all’Ottocento, molti Comuni limitarono il loro territorio a quello contenuto all’interno delle mura cittadine.

La situazione giuridica si ribaltò dopo la rivoluzione francese e il dominio napoleonico. Uguali diritti – si disse – ma in realtà per chi viveva all’interno dei vecchi confini la vita risultava più difficile. Il comune, per finanziarsi, imponeva infatti il dazio sulle merci in entrata e così era molto più vantaggioso vivere a ridosso delle mura che al loro interno.

Questa la situazione in cui si trovava anche Firenze all’indomani dell’Unità d’Italia. Approfittando però della decisione di trasferire la capitale, Firenze decise di chiedere (17 dicembre 1864) di poter annettere, almeno in parte, i territori dei comuni che la circondavano.

Con il Regio Decreto del 26 luglio 1865, in effetti, scomparvero i comuni di Rovezzano, Legnaia e Pellegrino e furono ridotti quelli di Bagno a Ripoli, Galluzzo e Fiesole.

A guadagnarci, da un punto di vista dell’estensione del territorio, fu Sesto che annesse circa 2,5 chilometri quadrati dell’ex comune di Pellegrino con le frazioni di Novoli, Olmatello, Lippi e delle Panche. Un territorio all’epoca abitato da poco meno di duemila persone e che comunque nel 1928 fu assegnato a Firenze.

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