31 maggio 2002 – Restauro della Madonna del Piano

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Sesto giorno per giorno la rubrica curata da Daniele Niccoli, autore del libro Sesto una bella storia.

Fatti e date che caratterizzano la storia e la cronaca della città di Sesto.

Un aiuto per conoscere la nostra semenza e per intuire il nostro futuro.

La casa sul confine dei ricordi,
la stessa sempre, come tu la sai
e tu ricerchi là le tue radici
se vuoi capire l’anima che hai (Francesco Guccini)

SESTO GIORNO PER GIORNO

31 maggio 2002 – Restauro della Madonna del Piano

Nel periodo romano la piana di Quinto fu sottoposta a centuriazione. I segni della suddivisione del territorio sono ancora oggi reperibili nel tracciato di alcune strade e nel corso dei torrenti. La piana di Quinto, compresa fra il Rimaggio e il Termine, è percorsa nella parte centrale dallo Zambra. Questi torrenti hanno andamento da nord a sud come il cardo principale e come le attuali via dei Giunchi e via Lazzerini mentre, invece, sono parallele al decumano via Bruschi e via della Madonna del Piano. Quest’ultima in epoca romana rappresentava un’importante arteria di comunicazione con la zona dell’odierna via Panciatichi. Una sorta di Perfetti-Ricasoli ante litteram.

Dopo le invasioni barbariche l’area più a sud del territorio di Sesto fu abbandonata e presto si trasformò in un gigantesco acquitrino. Con le bonifiche medioevali la prima zona a ripopolarsi fu l’area di San Lorenzo al Prato intorno al XII secolo. Lo testimoniano le case torri della zona che forse per un periodo furono collegate fra di loro a mezzo di alte mura a formare un vero e proprio castrum. Con la bonifica del 1280 l’agricoltura tornò a svilupparsi anche nel resto dell’area.

E’ a questo periodo che risale la leggenda del Madonna del Piano: un contadino intento ad arare i campi nella zona di Pelacane dovette interrompere la sua attività perché i buoi che tiravano l’aratro improvvisamente si erano fermati e caduti in ginocchio. Pensando che avessero incontrato un ostacolo, si precipiò a rimuovere la terra davanti a loro. Grande fu la sua sorpresa quando rinvenne nel terreno una tavoletta con l’immagine della Madonna. Si gridò al miracolo e fu deciso di costruire un tabernacolo per conservare l’immagine sacra. Alla fine del XIV secolo la tavoletta di legno era già stata sostituita da un affresco, La Vergine in trono con il bambino e quattro angeli. In perfetto sile gotico nella mano del bambino era presente un uccello che rappresentava l’anima salvata. Tra il 1616 e il 1622, per iniziativa della famiglia Lapini, che proprio in quegli anni aveva acquistato villa Valdirose, nell’attuale via Lazzerini, il tabernacolo fu trasformato in oratorio.

Intanto, con il miglioramento delle condizioni della Piana, la zona aveva iniziato a popolarsi e molte case furono costruite in Valdirose e nell’attuale via della Lastruccia. La villa e l’oratorio divennero proprietà della famiglia Targioni e le chiavi della Madonna del Piano furono affidate alla famiglia Barsi, che occupava la parte più povera della villa Valdirose, e alla famiglia Balli che abitava nella colonica più a sud. Si trattava di contadini così come quelli che abitavano la maggior parte delle altre abitazioni della zona. Picchi, Pecchioli, Palchetti, Bini, Nannicini, Sarri e Cecchi i nomi di quelle famiglie. Immediatamente a nord del casolare dei Sarri fin dal 1678 vi erano poi le povere abitazioni delle monache benedettine di Sant’Ambrogio che nel Novecento (seconda parte) ospitarono anche il vostro scriba.

Alla fine del secolo tutta l’area fu acquisita dall’Università degli Studi di Firenze e così il borgo contadino divenne, suo malgrado, parte del Centro del sapere.  E mal gliene colse perché in questa occasione architetti e costruttori non hanno certo dato il meglio di sé. Basti vedere come sono ridotte le coloniche che furono dei Sarri (oggi Cus), dei Balli e l’ultima parte di via Mario Lazzerini.

Unica eccezione, l’oratorio, che, entrato a far parte del patrimonio universitario, è stato restaurato nel 2002 con il contributo della Cassa di Risparmio di Firenze. Peccato però che sia praticamente sempre chiuso. Leggiamo anche che il famoso affresco sarebbe stato restaurato. Potessimo vederlo, o, come nel mio caso, rivederlo, non sarebbe male.

Daniele Niccoli

 

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