Popolo Saharawi e Sesto: una lunga storia di amicizia

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E’ una storia di soprusi e di libertà violate. Una storia che coinvolge la comunità internazionale e l’ONU. Una storia di muri che non cadono e di guerre che trovano le loro radici nel colonialismo di fine Ottocento. Una storia che, nonostante tutto, ha saputo ammantarsi di un profondo senso di solidarietà. E’ la storia del popolo Saharawi a cui è stato sottratto una parte del territorio di origine e del Comune di Sesto che con esso ha stabilito un patto di gemellaggio e amicizia.

“Originario del deserto”: questo il significato della parola Saharawi. Un popolo fiero, legittimo abitante del Sahara Occidentale, che il 27 febbraio 1976, nei pressi di Bir Lahlu, diede vita alla Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD).

Una data segna il rapporto con la comunità sestese: due settembre 1984. Quel giorno il Comune di Sesto Fiorentino, primo in Italia, siglò un patto di amicizia con la RASD. A firmare lo storico gemellaggio fu il sindaco Elio Marini, l’indimenticabile “Cipollino”. “Tale gemellaggio, oltre che a far conoscere la realtà di Mahabes a tutti i cittadini ed anche ad altre realtà italiane è finalizzato ad allargare le basi di una solidarietà necessaria non solo per gli aiuti economici ma soprattutto per un sostegno in direzione della giustizi e del raggiungimento della libertà e della pace del Popolo Saharawi“, si legge nel documento.

Per capire come e quando nacque la volontà di Elio Marini di stringere un accordo con la Repubblica Saharawi, bisogna risalire al luglio 1983. Ci viene in aiuto il libro “Elio Marini, una testimonianza di libertà. Il cammino del Popolo Saharawi verso la propria terra“. La testimonianza è di Sergio Fiorelli, ex assessore del Comune di Sesto Fiorentino: “Io ed Elio eravamo ad una seduta della giunta. L’assessore Giacomelli, al termine, ci informò di questo: ‘Ragazzi, dimenticavo di dirvi che sono giunti al Centro Sociale Luzzi, ospiti del sindacato dei metalmeccanici di Firenze, venti ragazzi africani’. Elio, come sempre ironico e spiritoso, replicò: ‘Invadono il nostro territorio e noi non ne sappiamo niente? Fiorelli, vai in missione e controlla’. Mi recai a Monte Morello dove fui informato che si trattava del Fronte Polisario, il movimento di liberazione del Sahara Occidentale di cui già conoscevo l’esistenza. Elio ed io ci sentimmo immediatamente e decidemmo di incontrare l’accompagnatore saharawi il giorno successivo. Fu un incontro importante grazie al quale Elio comprese non solo la giustezza delle rivendicazioni dei saharawi, ma anche l’importanza della scelta politica di appoggiare una causa di libertà“.

Il muro

Tante associazioni sestesi, nel corso degli anni, si sono occupate – e lo stanno facendo tutt’ora – della causa saharawi. Una di queste è la “Ban Slout Larbi“. Tra i suoi membri c’è Fiorella Bendoni che ci ha rilasciato queste dichiarazioni:

L’associazione riprende il nome di una bambina saharawi che accogliemmo tanti anni fa. Purtroppo era malata di leucemia, poco dopo ci lasciò. Decidemmo di dedicare a lei l’associazione come simbolo di speranza affinché i bambini si potessero curare a casa loro. 

Quando fu siglato il patto non conoscevo i saharawi e non lavoravo in Comune (attualmente Fiorella fa parte dello staff del sindaco Lorenzo Falchi, ndr). Il Comune di Sesto è stato il primo in Italia a sottoscrivere un patto di questo tipo. Forse è stato anche il primo in Europa, ma su questo punto sussiste una diatriba con Le Mans in Francia. Quasi per caso il sindaco Elio Marini scoprì la storia del Popolo Saharawi. Quando i saharawi fuggirono in esilio in Algeria, ricostruirono il territorio che avevano lasciato. Alle tendopoli diedero gli stessi nomi delle città che avevano abbandonato. Hanno un presidente del governo, un presidente della Repubblica, le regioni, i Comuni con i sindaci e i Consigli comunali. I Saharawi sono in esilio, ma non sono alla sbando. I saharawi indicarono un Comune col quale gemellarsi: quel Comune era Mahabes.

Personalmente ho cominciato a conoscere la loro storia dal 1985. In quell’anno fui trasferita in Comune e mi venne chiesto di seguire i gemellaggi. Uno dei primi che conobbi fu appunto quello con la Repubblica Saharawi. I bambini che ospitavamo e ospitiamo in estate vennero definiti dall’assessore Fiorelli ambasciatori di pace perché Testimoniavano e testimoniano l’esistenza del loro popolo. Questa causa, purtroppo, è ancora oggi poco conosciuta a livello mediatico. L’altra intuizione eccezionale della giunta di Elio Marini fu quella di organizzare dei voli per conoscere da vicino le condizioni e lo spirito del popolo. I saharawi vogliono essere liberi e indipendenti. I bambini non sono ospiti solo del Comune, ma anche di associazioni, circoli, parrocchie e misericordie. Tutti sono solidali con questo popolo. In più a Sesto Fiorentino è presente l’unica sede del Fronte Polisario. 

L’associazione Ban Slout Larbi accoglie trenta bambini durante l’estate, organizza il volo charter (speriamo di organizzarne uno a marzo 2019), si occupa, insieme al Comune, dell’accoglienza della rappresentanza diplomatica della Repubblica Saharawi, organizza attività umanitarie, segue le persone malate occupandosi anche economicamente della loro sopravvivenza, sostiene l’attività culturale del Popolo Saharawi e realizza materiale informativo. I Saharawi puntano tanto su quest’ultimo aspetto, ci chiedono di far conoscere la loro storia. Abbiamo investito molto sull’attività di comunicazione. 

Terrei a sottolineare, infine, l’inaugurazione, avvenuta nel dicembre 2016 alla biblioteca Ragionieri, del primo centro di raccolta documentale della causa Saharawi. Era presente anche il figlio di Mohamed Abdelaziz, presidente della Repubblica Democratica, scomparso poco prima. E’ il primo centro, ed unico in Italia, che raccoglie libri sulla storia del Popolo Saharawi“.

STEFANO NICCOLI

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