Richard-Ginori, il retroscena: Nardella ha limato le distanze fra DoBank e Kering

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ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Sul Corriere Fiorentino si legge un retroscena riguardo la vicenda Richard-Ginori:

 

 

Ben 282 anni di storia e 200 posti di lavoro di una delle più gloriose manifatture italiane appese a un filo. Il termine per arrivare ad un accordo era stato fissato entro il 31 dicembre, poi si sarebbe arrivati al de profundis. È così, a un passo dalla chiusura dello stabilimento, che l’intervento della politica, come non accade spesso, è riuscita ad imprimere una svolta decisiva alla delicatissima vertenza. E per la prima volta, su una crisi industriale, sembra essere stato centrale il ruolo di Dario Nardella, in veste di sindaco metropolitano, che, dietro le quinte, ha dovuto gestire il caso Ginori come una vicenda che riguarda un territorio ampio, superando anche il solco politico che lo divide dal collega di Sesto, Lorenzo Falchi. Nardella, grazie anche all’asse con il presidente di Confindustria, Luigi Salvadori, negli ultimi due mesi avrebbe limato lentamente le distanze abissali tra i vertici di DoBank, banca proprietaria dei terreni della fabbrica, ed i manager di Kering, colosso del lusso, che, oltre a marchi come Gucci, nel 2013 comprò appunto la Richard Ginori di Sesto. E sempre l’intervento di politica e industriali, ministro Calenda compreso, sarebbe stato funzionale per convincere DoBank ad abbassare il prezzo: all’inizio la richiesta era di 12 milioni, tetto impossibile da raggiungere“.

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