11 ottobre 1896 – Nasce la società Richard-Ginori

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Sesto com'era

Sesto giorno per giorno la rubrica curata da Daniele Niccoli, autore del libro Sesto una bella storia.

Fatti e date che caratterizzano la storia e la cronaca della città di Sesto.

Un aiuto per conoscere la nostra semenza e per intuire il nostro futuro.

La casa sul confine dei ricordi,
la stessa sempre, come tu la sai
e tu ricerchi là le tue radici
se vuoi capire l’anima che hai (Francesco Guccini)

SESTO GIORNO PER GIORNO

11 ottobre 1896 – Nasce la società Richard-Ginori

Nel decennio successivo all’esposizione internazionale di Londra del 1862, che aveva condotto il marchese Lorenzo Ginori alla decisione di imporre un drastico cambiamento del piano industriale, la Manifattura raddoppiò le maestranze. Dovette cambiare anche la filosofia con cui avvenivano le assunzioni perché non era più sufficiente il normale ricambio di padre in figlio. Le porte della fabbrica si aprirono a un gran numero di persone che non avevano mai avuto a che fare con la porcellana, una serie di persone che il marchese Ginori chiamava estranei, perché non appartenenti alla ristretta cerchia di famiglie che avevano fatto la storia della Manifattura. Furono loro, bambini, donne, contadini, a pagare il prezzo dello sviluppo della fabbrica. Le condizioni imposte, in nome della sempiterna pace sociale voluta dal marchese, furono durissime. Orari di lavoro sfiancanti, salari modesti, multe a chi sbagliava, sanzioni a chi non si comportava correttamente, periodi di precariato lunghissimi. Peggiorarono le condizioni dell’ambiente di lavoro, aumentarono le malattie professionali.

Per la Manifattura fu però il periodo di maggior lustro. La produzione aumentò a dismisura; le lacune tecniche furono colmate e fu organizzata un’efficiente organizzazione commerciale. La crescita fu così importante che nel 1867 Lorenzo Ginori fu insignito della Legion d’onore.

A differenza dei suoi avi il marchese non lasciò un unico erede ma dispose che la Manifattura restasse “a comune” tra i figli anche se il primogenito, Carlo ottenne la quota maggiore. Visto lo scarso interesse dello stesso Carlo per le attività dell’azienda il vecchio marchese, probabilmente sperava che qualcun altro dei suoi eredi acquisisse con il tempo il necessario entusiasmo per la gestione della Manifattura.

La continuità inizialmente fu garantita dal direttore della fabbrica, Paolo Lorenzini, ma alla morte di quest’ultimo (1891) i nodi vennero al pettine.

I dissidi fra i proprietari, la scarsa predisposizione al ruolo da parte del nuovo direttore, Luigi Guazzini e i compiti, spesso estranei al lavoro alla Manifattura, a cui veniva chiamato il direttore tecnico Enea Giusti, portarono prima alla decadenza e poi alla cessione dell’azienda.

Ad acquistarla fu il milanese Augusto Richard titolare della Società omonima che solo pochi anni prima era stato definito da Lorenzo Ginori “fabbricante di terraglie”. Il nuovo proprietario ottenne il diritto di aggiungere alla sua ragione sociale il prestigioso nome Ginori e così l’11 ottobre 1896 nacque la Richard-Ginori. Secondo quanto riportato dal contratto l’operazione fu conclusa per la somma di 750.000 lire, ma è probabile che le cifre in ballo fossero ben superiori e che non fossero ratificate per ridurre gli oneri fiscali.

Una volta tanto a una storia importante ne seguiva un’altra altrettanto rilevante. i Richard infatti, negli anni della loro guida, introdussero ulteriori e necessari ammodernamenti e si avvalsero dell’opera di importanti designer come ad esempio Gio Ponti.

In seguito al passaggio di proprietà la manifattura fu sottoposta a un drastico processo di innovazione che coincise con la meccanizzazione di tutte le fasi della lavorazione. Contemporaneamente il salario a cottimo fu esteso a quasi tutti reparti della fabbrica. La decisione fu accolta in maniera favorevole dagli operai che così vedevano aumentare i loro stipendi anche se questo spesso andava a discapito della loro salute. L’idillio creatosi fra i nuovi proprietari e le maestranze s’interruppe verso la fine del ’98 quando Augusto Richard dispose una drastica riduzione delle tariffe del cottimo. Anche il clima sul posto di lavoro s’inasprì. Durante la gestione precedente i regolamenti interni, per quanto duri, avevano impedito l’arbìtrio e l’abuso, ma ora la mancanza di regole lasciava ampio spazio alla repressione anche ingiustificata magari legata  all’umore o al pregiudizio del singolo dirigente o capo reparto.

Anche il contributo alla scuola di disegno fu eliminato e la Società di Mutuo Soccorso visse un momento di crisi superato solo grazie al lascito di Paolo Lorenzini.

Tra altri e bassi la storia della Richard-Ginori è proseguita fino al 1970 quando la società diventò una controllata del gruppo Finanza Sviluppo di Michele Sindona. Da allora alla guida dell’azienda si sono alternati numerosi imprenditori, da Ligresti a Pagnossin, da Bormioli a Villa fino al fallimento del 2013 e la riapertura dello stabilimento nello stesso anno con il marchio Gucci.

Daniele Niccoli

 

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