1 settembre 1944 – Liberazione di Sesto Fiorentino

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Sesto com'era

Sesto giorno per giorno la rubrica curata da Daniele Niccoli, autore del libro Sesto una bella storia.

Fatti e date che caratterizzano la storia e la cronaca della città di Sesto.

Un aiuto per conoscere la nostra semenza e per intuire il nostro futuro.

La casa sul confine dei ricordi,
la stessa sempre, come tu la sai
e tu ricerchi là le tue radici
se vuoi capire l’anima che hai (Francesco Guccini)

SESTO GIORNO PER GIORNO

1 settembre 1944 – Liberazione di Sesto Fiorentino

 

L’estate 1944 fu, per Sesto, il periodo più difficile di tutta la Seconda Guerra Mondiale. Nella smobilitazione generale e nella consapevolezza di una ormai sicura sconfitta, tedeschi e fascisti intensificarono la caccia agli uomini da utilizzare per l’allestimento delle linee di difesa sull’Appennino o da trasferire nelle fabbriche in Germania.

L’ultimo rastrellamento risale al 7 agosto quando tutti gli uomini validi che si trovavano in via Dante Alighieri, in via Verdi e nella zona del Canto furono caricati sui camion e trasportati fino a Monte Piano per partecipare ai lavori di fortificazione della linea Gotica.

In città intanto s’intensificarono le azioni militari o di semplice sabotaggio delle SAP (Squadre di Azione Patriottica) e dei GAP (Gruppi di Azione Patriottica). In particolare la Sap della Stazione riuscì a disinnescare un ordigno che avrebbe dovuto far saltare il ponte su via della Querciola

Gradualmente le truppe tedesche si ritirarono sulle alture intorno alla città, ma da lì iniziarono a sparare colpi di mortaio che mettevano continuamente a repentaglio la vita dei sestesi peraltro sottoposti anche ai bombardamenti degli alleati, decisi a far ripiegare i tedeschi sempre più a nord.

Era una situazione di estremo pericolo che era già stata messa in conto dalla Compagnia della Misericordia che non a caso qualche mese prima aveva approvata l’idea di istituire un piccolo ospedale all’interno della cappella della Compagnia. Protagonisti di quegli eventi furono il Pievano di Sesto, Monsignor Andrea Cassulo e il direttore dell’ospedale, dottor Gino Conti.

 

Quest’ultimo si avvalse della collaborazione di alcuni suoi colleghi, Italo Bandini, Max Sacenti, Luigi Favilli, Mauro Forti, Augusto Menarini, e di una numerosa schiera di personale paramedico. Il primo ricoverato fu Natale Biancalani cui era stata distrutta la casa durante il bombardamento che, nella notte dell’8 agosto, aveva colpito la zona di Padule. Nell’ospedale della Misericordia trovarono conforto e cure più di duecento persone, per ventisette di loro non ci fu niente da fare.

Gli ultimi giorni di agosto furono i più difficili. I tedeschi, appostati a Querceto e  Carmignanello, intensificarono i bombardamento sull’abitato di Sesto. Molti furono i morti, tra questi anche il dottor Luigi Favilli. Finalmente, nella tarda mattinata del 1° settembre, arrivarono in Piazza Ginori alcune camionette cingolate dell’VIII Armata Inglese. Ad accoglierle, la giunta comunale appena insediata come diretta emanazione del C.L.N. Dopo un’ora di colloquio con il governatore alleato, il segretario comunale, Arturo Pieri, irruppe nella sala della riunione avvertendo i convenuti di un tentativo in atto da parte dei tedeschi di rientrare in città. A queste parole il governatore fece immediatamente ritorno a Firenze con le sue truppe. Fu così che dopo aver assaporato la libertà, Sesto si trovò di nuovo in pericolo di rappresaglie. La giunta comunale stabilì che tutti i partigiani si disponessero a difesa della città.

La notte fra il primo e il due settembre fu notte di paura e veglia per tutta la popolazione e notte di allerta per i partigiani. Solo al mattino i tedeschi tentarono un colpo di mano nella zona del Campo Sportivo e di Querceto, ma furono prontamente respinti. Alle 15 i carri armati alleati, tornati da Firenze permisero ai partigiani di “ripulire” le colline. Erano rimasti solo pochi tedeschi sbandati e furono prontamente arrestati.

Il 3 settembre anche il governatore alleato fece ritorno in Comune. Sesto era libera davvero.

DANIELE NICCOLI 

 

 

 

 

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