12 giugno 1273 – La pace dei tre giorni

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Firenze 365, la rubrica curata da Daniele Niccoli, autore del libro omonimo edito da apice Libri 

Fatti e aneddoti legati alla storia della città di Firenze raccontati giorno per giorno

Un aiuto per conoscere la nostra semenza e per intuire il nostro futuro.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti
me per seguir virtute e canoscenza   (Dante, Inferno, canto XXVI)

12 giugno 1273 – La pace dei tre giorni

All’indomani della sua elezione al soglio pontificio, papa Gregorio X si impegnò a promuovere in tutte le città italiane la conciliazione tra le fazioni guelfe e ghibelline. Nel 1273 intraprese a questo scopo un viaggio a Firenze.

Secondo il Dizionario di erudizione storico ecclesiastica di Gaetano Moroni la pace sarebbe stata celebrata con una cerimonia in Santa Reparata già il 12 giugno di quell’anno. Secondo altre fonti si dovette aspettare invece fino al 12 luglio, quando le fazioni in lotta si riunirono, per volere del Papa, sul greto dell’Arno, in prossimità del ponte di Rubaconte.

Per celebrare l’intesa, il Papa avrebbe deposto anche la prima pietra di una Chiesa dedicata a Gregorio Magno. Indipendentemente dalla data di stipula dell’accordo, i testimoni sono concordi nel sostenere che la pace ebbe la durata di soli tre giorni. Subito dopo la firma, infatti, il re Carlo d’Angiò, paladino della parte guelfa, minacciò apertamente i ghibellini e li invitò a lasciare la città. In cambio avrebbero avuto salva la vita.

Il Papa, preso atto dell’indisponibilità della maggioranza guelfa, lasciò la città e lanciò su di essa l’interdetto. La misura impediva ai cittadini di ottenere alcuni sacramenti e la sepoltura religiosa. Sperava in un ravvedimento forzato, ma non ci fu. L’ira del Papa nei confronti di Firenze si protrasse a lungo. Due anni più tardi, al termine del Concilio di Lione, Gregorio X fece ritorno a Roma, con l’idea di evitare il passaggio dalla città che aveva rifiutato il suo accordo di pace. La piena dell’Arno impediva, però, il guado del fiume nel territorio aretino e il Papa fu costretto, suo malgrado, a ripiegare sui sicuri ponti fiorentini. Per non transitare in terra scomunicata, una volta giunto presso le mura cittadine, tolse l’interdetto che però reintrodusse appena uscito dalle stesse in direzione sud. Per l’occasione pronunciò le parole del Salmo 31:

Frenali con morso e briglia per farli ubbidire

Gregorio X non ebbe tempo per apprezzare gli eventuali effetti del suo provvedimento perché morì pochi giorni dopo mentre transitava per Arezzo.

Il tentativo di pacificazione fu ripreso qualche anno più tardi dal cardinale Latino Malabranca su ordine di papa Niccolò III. Come primo provvedimento tolse l’interdetto alla città in maniera da garantirsi l’appoggio dei cittadini neutrali. Poi iniziò una serie di consultazioni che portarono, il 18 febbraio 1280, alla promulgazione della sententia pacificationis che disponeva il rientro in città dei fuoriusciti ghibellini. La morte di Niccolò III e l’oggettiva inferiorità numerica dei ghibellini non consentì il rispetto integrale della pace, ma portò almeno ad un ridimensionamento della parte guelfa più intransigente.

Daniele Niccoli

 

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