18 febbraio 1921 – Nasce Alfredo Martini

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Alfredo Martini
Sesto com'era

Sesto giorno per giorno la rubrica curata da Daniele Niccoli, autore del libro Sesto una bella storia.

Fatti e date che caratterizzano la storia e la cronaca della città di Sesto.

Un aiuto per conoscere la nostra semenza e per intuire il nostro futuro.

La casa sul confine dei ricordi,
la stessa sempre, come tu la sai
e tu ricerchi là le tue radici
se vuoi capire l’anima che hai (Francesco Guccini)

SESTO GIORNO PER GIORNO


18 febbraio 1921 – Nasce Alfredo Martini

 

L’acquisto di una bicicletta da corsa, all’inizio degli anni Trenta, rappresentava uno sforzo economico enorme per un operaio della Manifattura Ginori. Serviva lo stipendio di un mese, ma il padre di Alfredo non ci pensò molto. I sogni vanno alimentati. Quelli dei figli ancora di più. Tirò ancora di più la cinghia e consegnò al giovane il suo futuro e a noi un maestro di vita, padre del ciclismo italiano.

Alfredo divenne ciclista professionista nel 1941 e continuò a gareggiare fino al 1957 vivendo per intero, e da vicino, l’epopea di Bartali e Coppi di cui era gregario in occasione dei Tour de France per squadre nazionali.

Nel 1950, pochi giorni dopo la vittoria nella tappa con arrivo a Firenze del Giro d’Italia, indossò, anche la maglia rosa. Una soddisfazione indicibile per il ragazzo cresciuto nella Ganna di Colonnata. Alla fine si classificò terzo dopo Koblet e Bartali. Non proprio due sprovveduti.

Nel suo palmers poche, ma significative, vittorie. A spiccare è soprattutto il successo nel giro dell’Appennino del 1947. All’epoca la corsa si svolgeva nelle strade fra Genova e Alessandria in ricordo della strage della Benedicta avvenuta tra il 6 e l’11 aprile 1944 quando i militari della Guardia Nazionale Repubblicana, comandati da un ufficiale tedesco, uccisero settantacinque partigiani che si erano rifugiati in un monastero. Da quel massacro si salvò soltanto Giuseppe Ennio Odino che, creduto morto, riuscì a fuggire prima di essere di nuovo arrestato e deportato a Mathausen. Alla fine della guerra Odino tornò al suo antico amore, la bicicletta. Nel 1947, appunto, fu un partigiano ad aggiudicarsi la corsa: Alfredo Martini

Quando, per motivi di età, ha dovuto abbandonare le corse, Alfredo Martini ha messo la sua saggezza a disposizione dei giovani ciclisti. Fu Fiorenzo Magni il grande campione e amico fraterno, nonostante gli opposti ideali politici, a indirizzarlo alla carriera di Commissario Tecnico. Iniziò con La Ferretti nel 1969. Due anni furono sufficienti a portare Gosta Petterson, lo svedese che odiava il freddo, al successo al Giro d’Italia.

E’ stato però il lavoro come C.T. della Nazionale a dare i migliori frutti. In ventidue anni, dal 1975 al 1997, ben sei vittorie nel Campionato del Mondo cui si devono aggiungere sette argenti e altrettanti bronzi.

Alfredo nacque a Calenzano il 18 febbraio 1921, ma era cittadino sestese. Non perché vi abitò da subito, ma perché questa era la sua aria, questo era il suo rifugio. E’ stato garzone di un barbiere, operaio, vigile urbano, titolare di un negozio sulla Strada Nova e poi consigliere comunale e assessore allo sport.

Per quanto grande, la passione per il ciclismo, non ha attenuato l’amore per Sesto. Tour de France, Giri d’Italia, campionati del Mondo, classiche del Nord lo hanno portato molto lontano. Tanti viaggi, tante storie, ma lui è sempre tornato qui a condividere, con gli amici di sempre, le sue fatiche e i ricordi delle imprese di Bartali e Coppi. Ed è proprio a Sesto che ha cominciato a dispensare saggezza anche a chi ciclista non era. Infaticabile, Alfredo, ha tenuto conferenze nelle scuole e nelle biblioteche. Le sue non erano lezioni di ciclismo, ma di vita. Si rivolgeva soprattutto ai giovani perché riteneva che fosse importante divulgare soprattutto a loro i valori del ciclismo: fatica e lealtà. Valori fondamentali anche nella quotidianità perché niente si ottiene senza sacrificio.

Bisogna allenarsi bene, saper soffrire, voler soffrire. Sono felice di aver scelto il ciclismo, con la sofferenza che comporta, ma non è che i miei compagni alla catena di montaggio soffrissero di meno.

 Nelle sue parole si trovava sempre, ferma, la condanna verso la ricerca delle strade facili per il successo. Strade che sembrano darti molto, ma che, alla fine, ti tolgono di più

Il doping ti toglie la dignità, è un gesto di vigliaccheria.
Si possono guadagnare tanti soldi, ma sporchi,
e poi si pagano con gli interessi

Buon compleanno ovunque tu sia, Alfredo.

Daniele Niccoli

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