18 marzo 1835 – Il camposanto a sterro

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Sesto com'era

Sesto giorno per giorno la rubrica curata da Daniele Niccoli, autore del libro Sesto una bella storia.

Fatti e date che caratterizzano la storia e la cronaca della città di Sesto.

Un aiuto per conoscere la nostra semenza e per intuire il nostro futuro.

La casa sul confine dei ricordi,
la stessa sempre, come tu la sai
e tu ricerchi là le tue radici
se vuoi capire l’anima che hai (Francesco Guccini)

SESTO GIORNO PER GIORNO

18 marzo 1835 – Il camposanto a sterro

Durante il regno del granduca Pietro Leopoldo di Lorena furono promulgate numerose leggi che vietavano la sepoltura nelle chiese. Alla base dei provvedimenti vi erano motivi di prevenzione igienico-sanitaria legati alle pestifere esalazioni che emanavano dai sepolcri ogni qual volta si rendeva necessaria la loro apertura per aggiungere nuovi cadaveri.

Tali leggi rimasero pressoché inapplicate per vari decenni. A Sesto, per esempio, si continuò tranquillamente a seppellire sia all’interno della Pieve di San Martino che nelle altre chiese del territorio. Fu solo intorno agli anni ’30 dell’Ottocento che, a causa della crescita demografica e dell’alto tasso di mortalità, la situazione divenne insostenibile e si dovette correre ai ripari.

Il 18 marzo 1835 il Gonfaloniere incaricò l’ingegnere della Camera di Sopraintendenza Comunitativa di predisporre un progetto per la realizzazione di un camposanto a sterro nonostante i pregiudizi popolari secondo i quali il morto murato in una chiesa era più rassicurante di quello sepolto a terra.

un camposanto a sterro (non) può fare oggetto di timore o danno che alla popolazione più idiota 

Per l’esecuzione dell’opera fu espropriato un terreno seminativo di proprietà della Pieve. Un cimitero in pieno centro non poteva però avere vita lunga e così nel 1885 dopo l’apertura del Cimitero Maggiore a Quinto, fu dismesso. Negli anni Venti del Novecento al suo posto fu realizzata piazza del Mercato.

Daniele Niccoli

 

 

 

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