20 maggio 1896 – Lo sciopero delle trecciaiole

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Trecciaiole
Sesto com'era

Firenze 365, la rubrica curata da Daniele Niccoli, autore del libro omonimo edito da apice Libri 

Fatti e aneddoti legati alla storia della città di Firenze raccontati giorno per giorno

Un aiuto per conoscere la nostra semenza e per intuire il nostro futuro.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti
me per seguir virtute e canoscenza   (Dante, Inferno, canto XXVI)

20 maggio 1896 – Lo sciopero delle trecciaiole

Il cappello di paglia di Firenze è uno dei simboli della tradizione e dell’economia fiorentina fin dal XIV secolo anche se è solo a partire dalla seconda metà del Settecento che l’arte della paglia intrecciata è diventata una vera e propria industria.

Il salto di qualità si ebbe con la selezione, realizzata da Domenico Michelacci, del grano marzuolo particolarmente adatto all’intreccio. La produzione in quantità industriale di cappelli fatti a mano fu affidata per lo più alle donne che così arrivarono a contribuire in maniera sostanziale al bilancio familiare.

Nella seconda metà dell’Ottocento la diffusione sul mercato di prodotti similari provenienti da Napoli e dalla Cina, fece crollare il mercato toscano. Le conseguenze, licenziamenti e riduzione degli stipendi, furono drammatiche e indussero le trecciaiole a dichiarare sciopero.

Guidate da Barsene Conti, detta anche Baldissera dal nome di un famoso generale dell’epoca, le trecciaiole di Brozzi, San Donnino e Signa manifestarono coinvolgendo anche le colleghe dei paesi limitrofi e del capoluogo.

A Sesto l’agitazione iniziò il 20 maggio 1896. Riunitesi in corteo, le trecciaiole sestesi provarono a coinvolgere nella protesta gli operai degli stabilimenti che producevano cappelli di paglia, ma incontrarono la resistenza dei proprietari cui risposero con una fitta sassaiola che infranse più di una vetrina. Dopo alcuni giorni di sciopero, le trecciaiole strapparono alla Camera di Commercio la promessa di aumenti salariali che però furono miserrimi.

In compenso dieci di loro furono arrestate e, nonostante la difesa gratuita esercitata da Giuseppe Pescetti, furono condannate a pene variabili fra i 7 e i 42 giorni di reclusione. Da quegli eventi nacque anche l’idea di costituirsi in cooperative in maniera da prendere contatti direttamente con i commercianti senza l’intermediazione dei “fattorini”, ma anche quell’esperimento non ebbe molta fortuna. Le trecciaiole non ottennero risultati immediati, ma grazie a quelle lotte acquisirono coscienza di classe e consapevolezza della propria forza.

I risultati nella produzione e nei livelli salariali non sembrano essere stati considerevoli e tali da rimuovere le ragioni del disagio (…) valse però come primo esperimento di organizzazione, associativa e produttiva delle trecciaiole   (Ernesto Ragionieri)

All’epoca dei fatti il Partito Socialista era nato da soli quattro anni, ma il sostegno conferito alle lotte dei lavoratori e delle classi meno abbienti avrebbe dato presto i suoi frutti. Sesto Fiorentino nel 1897 avrebbe eletto Giuseppe Pescetti deputato e nel 1899 Pilade Biondi sindaco. Entrambi erano socialisti.

Daniele Niccoli

 

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