26 luglio 1865 – Sesto annette una parte del Comune del Pellegrino

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Comune del Pellegrino

Sesto giorno per giorno la rubrica curata da Daniele Niccoli, autore del libro Sesto una bella storia.

Fatti e date che caratterizzano la storia e la cronaca della città di Sesto.

Un aiuto per conoscere la nostra semenza e per intuire il nostro futuro.

La casa sul confine dei ricordi,
la stessa sempre, come tu la sai
e tu ricerchi là le tue radici
se vuoi capire l’anima che hai (Francesco Guccini)

SESTO GIORNO PER GIORNO

26 luglio 1865 – Sesto annette una parte del comune del Pellegrino

Durante il medioevo esisteva una netta disuguaglianza giuridica fra chi abitava in città e chi viveva nelle campagne. Si trattava di privilegi che i cittadini tentarono di mantenere limitando al massimo il numero delle persone che potevano goderne. Fu questo il motivo principale per cui, fino all’ottocento, molti Comuni limitarono il loro territorio a quello contenuto all’interno delle mura cittadine. La situazione giuridica si ribaltò dopo la rivoluzione francese e il dominio napoleonico. I Comuni, per finanziarsi furono costretti a imporre il dazio sulle merci in entrata e così divenne più vantaggioso vivere a ridosso delle mura che al loro interno.

Questa era la situazione in cui si trovava anche Firenze all’indomani dell’unità d’italia. Approfittando però della decisione di trasferire la capitale, Firenze decise di chiedere (17 dicembre 1864) di poter annettere, almeno in parte, i territori dei comuni che la circondavano.

Con il regio Decreto del 26 luglio 1865, furono aboliti i comuni di Rovezzano, Legnaia e Pellegrino e furono ridotti quelli di Bagno a Ripoli, Galluzzo e Fiesole. Le trasformazioni più importanti riguardarono la località nominata Ponte a Rifredi che divenne il nuovo quartiere operaio della città.

Dall’operazione il comune di Sesto guadagnò circa 2,5 chilometri corrispondenti alle frazioni di Novoli, Olmatello, Lippi e delle Panche. Si trattò di una breve parentesi perché nel 1928 la voracità fiorentina tornò a manifestarsi e questi e altri territori furono assegnati al capoluogo.

Peggio sarebbe stato se, nel 1934, fosse andato in porto il nuovo Piano regolatore voluto dal Comitato Fiorentino del sindacato Nazionale Fascista Professionisti e artisti. Nel volume Per la Firenze futura essi proposero il progetto della Grande Firenze che prevedeva l’inglobamento di quasi tutto il territorio provinciale. Un intero paragrafo del libro fu dedicato a Sesto Fiorentino. Il titolo era significativo: Il comune di Sesto è il primo che deve essere annesso. Leggendolo si capisce anche quale fosse la considerazione che gli estensori avevano nei confronti di Sesto e dei sestesi:

Logicamente Sesto Fiorentino non può essere un centro autonomo, ma è strettamente collegato e dipendente da Firenze dove abitano i possidenti, i professionisti, dove si trova tutto ciò che serve alla vita civile.

Per fortuna anche questo progetto è da annoverare fra i tanti fallimenti del fascismo.

 

Daniele Niccoli

 

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