31 dicembre 1932 – Topolino a Firenze

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Firenze 365, la rubrica curata da Daniele Niccoli, autore del libro omonimo edito da apice Libri 

Fatti e aneddoti legati alla storia della città di Firenze raccontati giorno per giorno

Un aiuto per conoscere la nostra semenza e per intuire il nostro futuro.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti
me per seguir virtute e canoscenza   (Dante, Inferno, canto XXVI)

31 dicembre 1932 – Topolino a Firenze

Giuseppe Nerbini negli anni ’80 dell’Ottocento era un giornalaio con l’edicola prima in Piazza della Madonna e poi in via Martelli. Era cresciuto con idee mazziniane e garibaldine che presto si trasformarono in socialiste. Viveva in una Firenze in cui si stava sviluppando un’intensa attività editoriale.

A quei tempi erano già realtà consolidate le case editrici Le Monnier, Sansoni e Bemporad e da lì a poco si sarebbero imposte anche quelle create da Salani e da Vallecchi. Su un terreno così fertile, germogliò anche lo spirito imprenditoriale di Nerbini che, in pochi anni, si trasformò da giornalaio in giornalista e infine in editore. In virtù dei suoi ideali socialisti si pose l’obiettivo di fornire al popolino pubblicazioni a basso costo che si occupassero dei problemi fondamentali del proletariato rurale e urbano con parole comprensibili.

Il primo libro “La redenzione della donna nel socialismo” di Jules Detree fu stampato nel 1897 presso la sede di Faenza. A esso seguirono altre pubblicazioni di stampo socialista come Il denaro degli altri e Lotte civili, firmati da Edmondo De Amicis.

Dopo alcune operazioni spregiudicate che lo portarono quasi sul lastrico e le lacerazioni del movimento socialista seguite alla guerra di Libia e alla Prima Guerra Mondiale decise di abbracciare il fascismo e di dedicare la sua attività d’imprenditore al fumetto, un nuovo genere che si stava imponendo in Italia grazie al successo del Corriere dei Piccoli.

Dopo la pubblicazione de Il giornale di Fortunello e de Le avventure di un giovane Balillino, la grande occasione giunse con Topolino, ovvero la riduzione in strisce a fumetti delle avventure del famoso topo americano. Direttore della nuova testata fu Paolo Lorenzini, apprezzato scrittore di libri per l’infanzia, noto anche come Collodi nipote dato che l’autore di Pinocchio era suo nonno. Per la pubblicazione delle strisce, furono sollevate, visti gli interessi in gioco, questioni relative ai diritti d’autore. Nelle trattative tra King Features Syndacate, Disney e Nerbini s’intromise Mondadori, editore lombardo che godeva di importanti appoggi fra i gerarchi fascisti. Alla fine Nerbini, probabilmente in cambio di una buonuscita molto alta, cedette la testata all’avversario. Il numero 137 fu l’ultimo a essere pubblicato con l’etichetta dell’editore fiorentino.

Probabilmente Nerbini pensava che nell’Italia fascista il futuro fosse più di Cino e Franco che non di un topo saccente. Purtroppo per lui, si sbagliava. Rimane che Firenze fu, anche grazie a Nerbini e alle sue pubblicazioni, la capitale dell’editoria e della letteratura dell’infanzia nata con Pinocchio e arricchita poi da Sussi e Biribissi, Gian Burrasca, Ciuffettino, Capitan Fanfara, Ramerino e tanti altri.

DANIELE NICCOLI

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